Chilometro zero

Non chiamatela moda ma autocoscienza e si fa tra le bancarelle

Tra amiche, al mercato. Perché il fine settimana non è più da sci o da mare, da spa o da burraco. Le amiche vanno al mercato dell’autocoscienza, tra una zucchina bio e un ravanello allegro delineano come sarà il domani responsabile e sostenibile dei loro figli. Perché quella verdura parla e senza raucedine, è verdura a Km Zero. Chiamarla moda sarebbe riduttivo, ai limiti dell’offensivo perché di moda è la clutch e la gonna midi, non la riscoperta del sapore di una volta, del contadino che ti consegna la sporta a casa con le mani ancora sporche di terra in odio all’intermediario della grande distribuzione che si fa ricco globalizzando pure il basilico dell’Algeria.

Se poi le suddette amiche si compongono di famiglia, vuoi numerosa, vuoi particolarmente responsabile, il dado è tratto. Federica abita in Prati, a Roma. Figli tre, marito uno. Suocere di buon appetito, anche loro cariche di occupazioni ma in perfetto sinc nel riportare a casa i nipoti, puntualissime, all’ora di cena. Federica lavora e fa volontariato e quando può frequenta scopo spesa un mercato non lontano, bio. Federica però, recentemente, come le sue amiche grondanti impegni, ha optato per “Zolla”, che nel Lazio porta a casa prodotti dagli agriturismi e dai produttori limitrofi, appunto a Km Zero. Si può ordinare una Zolla da 5 Kg o da un solo chilo, si può optare per il vegetariano, per la provvista senza dolci. Poi ti arriva il pacco che è un po’ a sorpresa, la tipologia è quella ma la varietà è legata alla produzione del momento. Ottima soluzione per i bambini che così si vedono associata una bella lezione di biologia alimentare. I costi? Contenuti perché se è vero che paghi il servizio a domicilio, risparmi sugli intermediari. Sull’onda del successo, “Zolla” ha procreato “Facile” che offre più frutta che verdura, più verdura da consumare cruda che da cuocere. Pensata per chi non ha voglia di fare e di spignattare.

Più includente è la scelta alternativa de “L’Alveare che dice Sì!” , spesa a km social. Il progetto nasce a Torino nel 2014 ma presto si espande in tutta Italia. Anche qui una rete di vendita di prodotti locali per promuovere la filiera corta responsabile di tagliare del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi tradizionali. Si tratta di un’evoluzione del Km Zero e sta avendo un enorme successo. L’idea è creare attraverso i social strumenti innovativi per permettere ai cittadini di produrre, distribuire e consumare in modo sano e sostenibile. Un ritorno al passato, alla spesa dal contadino ma in tecnologia. Qui entrano in gioco i centri d’acquisto e punti di raccolta che variano da città a città e da momento a momento. Nel fine settimana vai e ritiri la tua cesta. Nascono come funghi questi luoghi che poco hanno del mercato e molto della seduta psicoanalitica di gruppo, rispetto alla filosofia di vita che li accomuna. «Qui si parla con i produttori, si conosce la filiera breve del prodotto che andrai a mangiare, si ha modo di valorizzare la conoscenza del territorio e della stagionalità - dice un’adepta - lei non immagina, se non ne ha approfittato, quanto sia istruttivo e divertente capire tutto di un prodotto, le piattaforme on line ti danno il via il resto si svolge con il contatto personale. Momenti di educazione, socializzazione, cultura e solidarietà. E quanto è più buono il sapore del cibo naturale, carni meno trattate, tutto più gustoso e non gonfiato ad acqua». Sarà per questo che le amiche si sottopongono a viaggi di chilometri nel traffico, nello smog, nel delirio, pur di raggiungere il Km Zero.

È il bengodi del fine settimana a cercar la bella melanzana conquista sempre più, in un crescendo costante di sensibilità ambientale. Sciorina cifre e dati l’amica più informata: «Un chilo di ciliegie dal Cile deve viaggiare per 12 mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica. Quasi quanto l’anguria brasiliana. Una responsabilità sociale che non può essere elusa», sapido suggerimento. Perciò guai a chiamarla moda. Basta dire che a tavola si serve la coscienza a corto raggio e che il suo sapore è eccellente.


[Numero: 158]