Chilometro zero

La ruota delle stagioni e degli ortaggi migranti

Questa è la ruota delle stagioni che siamo abituati a consultare per conoscere i prodotti ortofrutticoli di stagione. Ci indica quali sono coltivati mese per mese nel nostro territorio, e ci aiuta ad imparare a mangiare seguendo le stagioni, gustando così i prodotti nel momento in cui sono in grado di offrire il massimo delle loro caratteristiche qualitative e gustative.

Ma questa ruota delle stagioni, comparata alle altre, ha una novità importante; ai prodotti piemontesi di vecchia data, si aggiungono altri 23 molto recenti, provenienti da diversi paesi d’origine dei migranti che vivono in Italia.

Noi abbiamo scelto di riportare i prodotti di quattro comunità, quella cinese, peruviana, messicana e senegalese.

Le ricerche e le interviste che abbiamo realizzato alle famiglie migranti ci hanno condotto ad alcune conclusioni che possono essere considerate come delle anticipazioni al futuro che verrà non solo in tema economico, sociale ma anche per quanto riguarda la biodiversità.

Senza dubbio il surriscaldamento globale ha avuto un ruolo fondamentale nel rendere coltivabili nel nostro territorio molti prodotti. Gli stessi intervistati riferendosi alle proprie coltivazioni ringraziano scherzosamente il cambiamento climatico perché ha garantito loro un raccolto che solo alcuni anni fa non era possibile.

In parte è proprio la loro sensibilità ai temi ambientali che sono stati spinti a realizzare determinate coltivazioni; stanchi di mangiare gli alimenti della loro gastronomia, coltivati nella terra di origine con un alto trattamento di pesticidi e che abbiano viaggiato per migliaia di chilometri in frigoriferi prima di arrivare nelle loro tavole e nei loro bazar etnici.

Adattare questi semi al territorio che hanno scelto come nuova casa, ha anche una motivazione affettiva, che è quella di rivivere i gusti della loro cucina etnica, poter avere la disponibilità dei prodotti del paese di origine freschi e a chilometri zero è un obiettivo che cercano di raggiungere sempre di più.

Elenchiamo alcuni prodotti che troviamo in questa ruota delle stagioni piemontese; la patata rosa, hierba buena, una varietà di menta, huacatay una pianta molto sensibile alle basse stagioni presente anche in Perù oltre ad altri paesi vicini alla foresta Amazzonica. Vi è poi il pak choi o bok choi una varietà di cavolo diffuso in estremo oriente e coltivato dalla comunità cinese; il karkade senegalese e diversi altri prodotti “nuovi” come la zucca maya e tre varietà di peperoncino peruviano, l’habanero, rocoto, charapita e altri prodotti che potete vedere.

La maggior parte delle realtà migranti coltiva oggi con l’unico obbiettivo dell’autoconsumo casalingo o della sola comunità di appartenenza. Quando si parla di possibili nuove economie, questo ne rappresenta uno dei tanti esempi virtuosi.

In questo caso sfruttare la propria diversità culturale può nel lungo periodo innescare una nuova realtà economica che crei nuovo lavoro e che può immettere nel mercato dei prodotti buoni, puliti e giusti, come a Slow Food piace definirli. Ma soprattutto arricchirà la biodiversità del territorio.

Le identità e le culture sono dinamiche, cambiano costantemente con il passare del tempo, le tradizioni non sono altro che innovazioni di altre tradizioni; le diverse culture da sempre si sono influenzate reciprocamente. Quello che non conosciamo o che vediamo lontano dalla nostra identità con il tempo diventerà parte della nostra tradizione e con le migrazioni e la connessione globale, questo fenomeno ha avuto un’accelerazione. Gli effetti degli incontri tra le diversità è sempre stato più semplice notarli dal punto di vista gastronomico, nel senso più ampio del suo termine.

* Coordinatore tema migranti Slow Food Internazionale

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