Bolsonaro Obrador due Americhe sotto il muro di Trump

Obrador, liberi dagli Usa e contro la povertà che aiuta i Narcos

New York - «Se con il termine populista intendete irresponsabile, vi sbagliate di grosso: Andrés Manuel López Obrador ha dimostrato di non esserlo governando bene Città del Messico, che è la capitale del nostro paese e uno dei centri urbani più grandi e complessi del mondo. Se invece intendete un pragmatico deciso ad ascoltare il popolo, per contrastare la povertà e far crescere tutti nell’interesse della stabilità nazionale, allora lui rivendica questo titolo».

È il caso di ascoltare bene, se vogliamo capire l’esperimento in corso in Messico, perché chi parla è una delle persone più vicine al nuovo presidente. Lei si chiama Bertha Elena Luján Uranga ed è lo storico braccio destro di AMLO. Quando Obrador era sindaco di Città del Messico, Bertha era la Contralora General del Distrito Federal, ossia gestiva le finanze comunali. Quando ha fondato il suo partito Morena, lui era il presidente e lei segretaria. Quando poi AMLO ha cominciato la campagna presidenziale, e quindi ha dovuto lasciare il partito, Bertha ha preso il suo posto come presidentessa di Morena.

Lei opera come consigliera di Obrador e non ha preso incarichi ufficiali nel nuovo governo. Però conserva la presidenza del partito e sua figlia, Luisa María Alcalde Luján, una trentenne laureata a Berkeley, è la Secretaria de Trabajo y Previsión Social, cioè ministro del Lavoro. Un ruolo strategico in qualunque governo, di questi t empi, ma in particolare in un esecutivo che rivendica di essere populista e promette di «cambiare la faccia del Messico, da paese usato solo per la manodopera a buon mercato, a destinazione capace di attirare l’imprenditoria globale per la qualità della sua forza lavoro». Bertha poi ha anche un affetto e un’attenzione personale per l’Italia, perché da giovane aveva vissuto e studiato a Torino, al Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Luján ci ha spiegato così la vittoria a valanga nelle presidenziali: «Andrés Manuel ha risposto a tutti i problemi che assillano i messicani. Sono stanchi, e hanno condiviso il nostro progetto per cambiare il paese. L’elettorato era serio e sicuro, e ciò ha reso impossibili anche i brogli». Il primo obiettivo è la lotta alla corruzione, partendo dalla revisione di tutti i rapporti fra le imprese e lo stato: «La verifica dei contratti è fondamentale, per garantire che le violazioni del passato non proseguano. Lo scopo non è complicare la vita alle aziende, ma garantire che continuino a lavorare nel rispetto della legge per favorire la crescita. Gli atti di corruzione purtroppo sono stati molto frequenti finora, togliendo enormi risorse allo stato. Noi vogliamo correggere questo problema, a livello federale, statale, municipale e delle imprese private. Poi il presidente eletto è stato molto chiaro: i membri del governo non devono rubare. Se lo faranno, saranno scoperti e puniti». Bertha però esclude misure drastiche, come le nazionalizzazioni: «Andrés Manuel ha detto che combatteremo la corruzione, ma senza confische o espropriazioni». Questo perché il successo di AMLO si misurerà sui risultati concreti, come la promessa di ridurre la povertà: «Il nostro programma economico prevede di aumentare le pensioni e i salari minimi, per migliorare la qualità della vita e far crescere la domanda, in modo da rafforzare la produzione e il mercato interno. Garantiremo sanità pubblica, alimentazione decente, e aiuti per la madri single. Useremo le risorse recuperate dalla lotta alla corruzione per fare investimenti pubblici nelle infrastrutture, utili a dare lavoro e rendere più moderno il paese. Ma soprattutto aiuteremo i giovani a ricevere l’istruzione di cui hanno bisogno per trovare lavoro».

L’altra emergenza del Messico è quella della legalità, a partire dalla lotta contro il narcotraffico, che domina intere regioni del paese e impedisce alle generazioni più giovani di costruire esistenze normali. «La nostra strategia - spiega Luján - ha due componenti. Il primo è la lotta a tutta la criminalità sul piano della sicurezza pubblica. Convocheremo una conferenza internazionale per ricevere suggerimenti da chi ha esperienza nel contrasto dei reati organizzati, e qui contiamo anche sull’aiuto dell’Italia. Il secondo è migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini, affinché non siano attirati dal reclutamento dei criminali». Tra le proposte più discusse c’è anche quella di una sostanziale amnistia, per allontanare soprattutto la manovalanza dai cartelli, e dimostrare alle molte persone collocate nelle posizioni più basse della piramide del narcotraffico che possono vivere esistenze migliori scegliendo altre strade.

L’elefante nella stanza è ovviamente il rapporto con gli Stati Uniti di Trump, che però finora è stato meno conflittuale di quanto ci si potesse aspettare: «Vogliamo una relazione basata sul rispetto reciproco. Condividiamo una lunga frontiera e grandi interessi. Siamo un paese amico degli Usa». In questo quadro, si capisce la filosofia con cui Obrador ha accettato di rinegoziare il trattato Nafta: «Per il Messico è importante diversificare, perché finora abbiamo avuto una dipendenza commerciale dagli Usa troppo forte. Dobbiamo aprirci ad altri paesi, e mutare il nostro modello, basato soprattutto sul lavoro a buon mercato. Se vogliamo crescere, dobbiamo cambiare». L’opposizione invece resta totale davanti al progetto di costruire il muro lungo il confine: «Lo denunceremmo all’Onu e in tutte le sedi competenti, perché sarebbe una violazione dei diritti umani. Ma in realtà il muro non serve a nessuno. Alla radice di migrazioni e criminalità c’è la povertà. Questi problemi si risolvono creando le condizioni perché la gente sia contenta di vivere onestamente a casa propria».

L’ultimo messaggio Bertha lo rivolge al nostro paese: «Il rapporto tra il Messico e l’Italia diventerà ancora migliore, perché abbiamo bisogno dei vostri investimenti e del vostro aiuto per crescere. Ci servono imprese che non alimentano la corruzione, ma vogliono portare crescita economica, investimenti e impiego».

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