Il turista sportivo

Sveglia all’alba e gps pronti a scoprire il mondo di corsa

Da Londra dove si marcia con i run commuter, pendolari in scarpe da ginnastica, a New York per sentirsi come Dustin Hoffman. Così si possono esplorare le grandi metropoli
Alessio Jacona

Pedoni e corridori sul Millennium Bridge di Londra

Dorata e trionfante, la Vittoria ci guarda dai suoi quasi 70 metri di altezza. Si staglia contro un cielo azzurro e nitido mentre tutto intorno, lungo le mille stradine interne al grande parco Tiergarten di Berlino, decine di runner macinano chilometri prima delle sette del mattino, prima degli impegni che li attendono in una giornata che deve ancora iniziare.

Siamo ai primi di settembre e, come ogni anno, sono nella capitale tedesca per seguire l’Ifa, la più grande fiera dell’elettronica europea. L’occasione perfetta per mettere a terra dieci chilometri di corsa in centro città, fare tappa fissa sotto il monumento reso famoso da Wim Wenders ne Il cielo sopra Berlino e addentrarsi in vie ancora inesplorate. Del resto, è un rito che si ripete in ognuna delle molte città che visito per lavoro ogni anno.

La preparazione

Perché buttarsi giù dal letto quando è ancora buio, prima di entrare nella girandola implacabile tipica dei viaggi di lavoro, e faticare come pazzi? Perché la corsa è tempo da dedicare a se stessi prima di iniziare ogni altra cosa, ma anche e soprattutto perché correre diventa una straordinaria forma di turismo, un’esperienza unica di esplorazione da conquistare un passo alla volta, inebriati di endorfine. Si scende in strada, si avvia il cronometro sullo smartwatch gps e si parte.

Eppure la corsa del vero runner-turista è iniziata già molto tempo prima, davanti a un computer: lo studio del luogo, del clima, del percorso e degli eventuali rischi è parte integrante di ogni avventura in strada.

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Nella pianificazione, Google Maps è lo strumento ideale per studiare la posizione dei principali luoghi d’attrazione, così come per definire la via migliore per raggiungerli e conquistarli uno dopo l’altro. Almeno in teoria, perché poi nella pratica spesso ci si perde quasi subito e si finisce per vedere tutt’altro, in genere rimanendo ugualmente soddisfatti.

Ogni corsa è un viaggio vissuto quasi in trance. La velocità, la fatica, la concentrazione, rendono più attenti e ricettivi rispetto a ciò che vediamo mentre corriamo. Che per questo ci inebria, risulta in una serie di inquadrature potenti che restano impresse nella mente insieme al tumulto di sensazioni che viene dal corpo.

La prima cosa da fare è studiare il luogo: clima, percorso ed eventuali rischi

Delle corse che contano e dei luoghi in cui sono avvenute, ricordiamo quasi ogni cosa. Quello che ci sfugge resta fissato nelle mappe di ogni allenamento puntualmente registrato e archiviato con apposite app: una memoria digitale che in ogni momento possiamo recuperare per ripercorrere mentalmente i nostri itinerari preferiti.

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Nella mia personale classifica, al primo posto dei luoghi dove ho amato correre c’è sicuramente New York: il primo incontro nel 2010, quando partii da Times Square sotto una pioggia implacabile con l’intenzione di raggiungere Central Park e poi costeggiare la riva del lago artificiale Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir, sulle orme del «maratoneta» Dustin Hoffman. E poi ancora nel 2015, quando l’esplorazione è continuata nelle vie di Wall Street, lungo il Ponte di Brooklyn o sulla High Line, stupendo parco sopraelevato realizzato su una sezione in disuso della vecchia ferrovia West Side Line e che nessun runner dovrebbe perdersi.

Restando negli Stati Uniti, correre a Las Vegas è un’esperienza unica e folle: il luogo migliore per farlo è sicuramente la cosiddetta Strip, 5 chilometri di strada lungo la quale si trovano i Casinò più famosi con le loro incredibili riproduzioni della Statua della Libertà, della Tour Eiffel e persino di una Piramide egizia. Un concentrato di attrazioni e centri commerciali dove anche le piante nelle aiuole sono finte. Un luogo fascinoso ma straniante, dove a tenerti con i piedi per terra ci pensa la fatica su e giù per scale e ponti, unica via per attraversare le strade sani e salvi.

Le mete

Poi c’è Tel Aviv vista dal porto di Jaffa: sembra una metropoli occidentale con i suoi grattacieli affacciati sul Mar Mediterraneo, distante e diversa da tutto ciò che la circonda in quella regione del mondo. Era l’ottobre del 2012, il clima era mite, il vento fresco: pensai di farla facile e restare sul lungo mare risalendo da Jaffa fino al faro e ritorno. Corsi più veloce che mai nella mia vita, forse per sfuggire alla tentazione di fermarmi per un aperitivo in ogni locale, bar e ristorante incontrati lungo la strada, immersi com’erano in un’atmosfera magica. Un posto dove vale la pena tornare.

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Dall’altra parte del mondo, a Tokyo, tutto è diverso, anche l’odore dell’aria e il sapore dell’acqua. Grande il doppio di Roma ma con quattro volte i suoi abitanti, mentre ti scorre intorno la città sembra funzionare come una grande macchina perfetta. Le strade, con i loro mille semafori e in cui è vietato fumare, non sono il luogo migliore per correre, se non giusto per guardarsi intorno. Quando possibile, meglio raggiungere le mura intorno alla villa imperiale nel quartiere Chiyoda, e correrci intorno ammirando i giardini di ciliegi o il grande fossato. Meravigliandosi nello scoprire che i runner giapponesi lasciano serenamente sulle panchine borse che nessuno osa toccare.

Correre a Londra invece è profondamente motivante: se si ha la fortuna di sudare lungo la riva sinistra del Tamigi, magari a partire dalla ruota panoramica London Eye in direzione del Tower Bridge, alle sette del mattino si può godere intensamente di almeno due cose: da un lato, della lunga fila di punti d’interesse, dal Blackfriars Bridge alla Tate Gallery, passando per il Globe Theatre e il Millennium Bridge. Dall’altro, della compagnia di centinaia di podisti, i cosiddetti run commuter, che vanno al lavoro correndo con lo zaino del cambio sulle spalle.

C’è infine un luogo inusuale che mi sento di consigliare per correre, a patto di avere buone gambe e bei polmoni: Capri. Come ho scoperto a mie spese, il piccolo gioiello campano non offre solo faraglioni, panorami mozzafiato e mare cristallino, ma anche splendide stradine caratteristiche, salite capaci di spezzare le gambe e un inferno di maledetti scalini - tipo i 921 della scala Fenicia - con cui misurarsi a costo di ridimensionare le proprie aspettative.

Magari subito prima di un bagno.

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