Non piangere papà

Intesa Sanpaolo, accordo pilota: 13 giorni oltre a quelli previsti

Non c’è solo l’ultima legge di Bilancio ad aver dato alcune garanzie in più alle neo mamme e ai neo papà, con la possibilità per le donne di restare al lavoro fino al nono mese di gravidanza - recuperando dopo il parto i cinque mesi di congedo - e agli uomini il diritto a cinque giorni di stop. Ma sono soprattutto gli accordi sindacali di secondo livello, siglati tra i datori e i rappresentanti dei lavoratori, ad incidere sulle vite dei genitori.

Prendiamo il caso di Intesa Sanpaolo e dell’accordo sindacale firmato ad agosto, destinato ai circa 100 mila dipendenti del gruppo e alle loro famiglie. Si tratta di uno dei sistemi di Welfare aziendali più moderni nel Paese.

L’intesa tra le parti - utile a garantire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e a dare alcune facilitazioni - prevede per i padri di poter godere di permessi aggiuntivi in caso di nascita del figlio, 3 giorni di congedo retribuito oltre a quelli previsti dalla legge, e un’integrazione del 10% della quota retribuita prevista in caso di fruizione del congedo parentale.

Inoltre i papà possono accedere a un congedo parentale di altri dieci giorni anche non consecutivi, una volta che si è esaurito il congedo previsto dall’Inps con trattamento economico del 30% a carico dell’azienda. Non solo: per un massimo di tre giorni all’anno ci sono altri permessi previsti dall’accordo in caso di malattia dei figli, questi però non retribuiti.

Si tratta di una sfilza di misure che servono a rendere un po’ più facile la vita ai neo genitori.

Oltre a queste nell’azienda erano già previste tra l’altro diverse altre forme di welfare, tra cui l’aspettativa non retribuita per la nascita di un figlio o l’adozione (tre mesi fino al sesto anno di età), un giorno di permesso retribuito da sfruttare eventualmente a ore per l’inserimento dei figli all’asilo o alla materna, permessi non retribuiti per malattie di familiari (5 giorni). Insomma, oltre ai provvedimenti di governo e Parlamento, a incidere sono soprattutto gli accordi tra le singole imprese e i sindacati.

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