Non piangere papà

Il maschio è in trasformazione la crisi porta nuove identità

Il sacrificio più estremo risale ai tempi di Mrs Doubtfire - Mammo per sempre . Nella commedia di Chris Columbus, il compianto Robin Williams era un doppiatore rimasto senza lavoro e senza famiglia, condannato, dopo il divorzio, a vedere i figli, affidati alla moglie, solo un giorno a settimana. Un dolore troppo grande, che lo spinge a trasformarsi in una premurosa governante, assunta dall’ignara ex-consorte per prendersi cura di casa e bambini mentre lei è al lavoro. Uscito nel ‘93 e premiato da un enorme successo internazionale di critica e di pubblico, il film metteva il dito in una ferita destinata ad allargarsi. Recessione economica, crisi del welfare, mutamenti nel modello familiare e risultati dell’emancipazione femminile hanno fortemente modificato immagine e ruolo dei padri. Una categoria sempre più problematica, alle prese con cambiamenti strutturali che hanno influenzato sentimenti e stili di vita.

Ne è nato quasi un genere cinematografico, una lunga serie di film americani, francesi, italiani, accomunati dallo stesso incipit, un genitore solo alle prese con difficoltà finanziarie, ma anche comunicative, uno che non sa come sbarcare il lunario, che non può più essere il capofamiglia decisionista di una volta, ma che, inevitabilmente, non riesce a gestire la parte femminile delle relazioni con i figli: «Il crollo del welfare ha creato problemi spaventosi - dice Guido Chiesa, regista e sceneggiatore torinese, classe 1959, padre di tre figli, autore di vari film sul tema -, in Italia non c’è nessun sostegno, la famiglia allargata, con i nonni al seguito, sempre disponibili, non esiste più, dalla sfera pubblica non arriva sufficiente aiuto, in più la tassazione sui nuclei familiari con figli è esagerata». Così i padri sbandati aumentano. In Belli di papà Diego Abatantuono deve vedersela con eredi «bamboccioni», in Ti presento Sofia Fabio De Luigi è un padre separato che vive con l’unica figlia, costretto, per salvare la nuova relazione con una fotografa che detesta i bambini (Micaela Ramazzotti), a negarne addirittura l’esistenza, dice Chiesa: «Il femminismo ha messo in crisi il modello del genitore che, almeno all’esterno, “portava i pantaloni”. Oggi i maschi si dibattono tra un’immagine vecchia e superata e una nuova, tutta da costruire. Per esempio mio padre, di me non si è mai occupato, ma adesso succede spesso che i padri si occupino dei figli fin troppo».

Negli Sdraiati di Francesca Archibugi, tratto dal libro di Michele Serra, c’è un padre separato, logorroico, insicuro (Claudio Bisio), impegnato a inseguire l’affetto di un figlio viziato: «Enea - riflette Archibugi - si carica il vecchio Anchise sulle spalle mentre brucia Troia. Nella nostra Eneide contemporanea, Anchise, fino a che non muore, si carica sul groppone figli più grossi di lui e li mantiene».

Altre volte, come accade in Posti in piedi in Paradiso di Carlo Verdone, l’impossibilità di assolvere a questi compiti, fa precipitare sottozero l’autostima di un trio di padri interrotti: «Sono personaggi - osserva Verdone - talmente sfortunati, piegati dal destino, dalla povertà, dalla difficoltà del rapporto coi figli, che, alla fine, in Paradiso ci andranno pure, ma col rischio di non trovare posto». L’idea del film, ha raccontato l’autore, viene dall’attualità: «È un fenomeno esploso con la crisi economica mondiale, nel nostro Paese se ne è cominciato a parlare qualche anno fa. Ho voluto rappresentare l’importanza che, alla fine, i figli, nonostante le relazioni tormentate, hanno nelle vite di chi li ha messi al mondo». Sulle evoluzioni future della tendenza, Guido Chiesa, nonostante tutto, è ottimista: «La trasformazione del maschile porterà nuove identità. Il Novecento è stato il secolo che ha visto lo sgretolarsi dell’autoritarismo in tutti i campi, non si può tornare indietro».

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