Homo in sapiens 2019

Sarà l’anno record di calore ma anche dell’energia rinnovabile

Se c’è una cosa che tutti ormai sanno, perfino i più scettici (lasciamo da parte quelli che sono pagati per propagandare il negazionismo climatico, o che fanno soldi nei settori economici che aggravano il cambiamento climatico) è che il mondo sta marciando gradualmente verso un futuro ambientale cupo. Lo affermano gli scienziati: poche settimane fa è stato messo nero su bianco nel Quinto Rapporto dell’Ipcc delle Nazioni Unite. Ma soprattutto lo confermano i fatti di un 2018 che va in archivio come un anno assai brutto.

Uno recentissimo studio della Ong Christian Aid ha fatto la classifica dei 10 eventi meteorologici più distruttivi del 2018: ognuno di essi ha causato danni per oltre un miliardo di dollari, quattro sono costati più di 7 miliardi di dollari ciascuno. “Vincono” gli uragani Florence e Michael, che hanno causato nel Golfo del Messico e negli Usa danni per 17 miliardi e 15 miliardi di dollari. Segue la siccità registrata in Europa (7,5 miliardi di dollari); quella in Argentina, che ha diminuito drasticamente i raccolti di soia e mais, costata 6 miliardi di dollari contribuendo a far precipitare il paese in recessione. Poi ci sono le inondazioni nel Kerala, in India - le peggiori da oltre 80 anni - che hanno ucciso circa 500 persone e ne ha costrette più di un milione ad abbandonare le loro case; gli eventi meteorologici estremi in Giappone, con inondazioni che hanno ucciso almeno 230 persone, costando 7 miliardi di dollari, e sono state seguite da un caldo record e poi dal tifone Jebi, la tempesta più potente in 25 anni; il tifone Mangkhut nelle Filippine e in Cina, che ha ucciso 133 persone e distrutto 10.000 case; la siccità a Città del Capo che ha portato la città a settimane di stop dell’approvvigionamento idrico per il 75% della città. Infine, gli incendi in California, compreso l’incendio di Camp Fire di novembre, che è stato il più letale e distruttivo che si sia mai verificato in California, con almeno 85 vittime.

Senza andare molto lontano, un’altra ricerca di Legambiente ricorda le emergenze del 2018 nel Belpaese. Ebbene, il 2018 è stato l’anno più caldo per l’Italia dal 1800, con un susseguirsi di nubifragi, siccità, ondate di calore sempre più forti e prolungate, fenomeni meteorologici sempre più intensi ed estremi, con 32 vittime in 148 eventi estremi (66 allagamenti da piogge intense, 41 trombe d’aria, 23 casi di danni alle infrastrutture e 20 esondazioni fluviali). Qualche caso: la siccità record nel Centro-sud all’inizio dell’anno, le conseguenze drammatiche delle colate di acqua e fango che hanno causato decine di morti come ad Isola di Capo Rizzuto, a Dimaro (Trento), in Calabria e ancora in Sicilia, e più di recente gli uragani che hanno devastato le foreste del Trentino e del Veneto e le coste della Liguria.

Questa è la situazione in cui ci troviamo. Disastri in aumento, e indicatori che per il 2019 – vi sveliamo un “segreto”– riporteranno ancora brutte notizie. A meno di miracoli, l’anno venturo sarà l’anno in cui verrà (ancora una volta) battuto il record di aumento della temperatura media globale. Nel 2019 si registrerà al 99,99% il nuovo record di concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, ormai stabilmente sopra le 400 parti per milione. È sicuro, infine, che un altro record negativo possa essere superato: quello della superficie gelata dell’Oceano Polare Artico in estate, in graduale riduzione purtroppo, o un ulteriore arretramento dei ghiacciai ovunque, dalle Alpi alla Groenlandia.

La reazione dell’umanità a questa emergenza? Lo sappiamo: molle, lenta, inadeguata. Troppi interessi economici immediati impediscono ancora che si prendano pienamente in considerazione gli interessi (anche economici) del futuro. Eppure, anche nel 2019 ci sarà più di un numero che

girerà per il verso giusto: avremo il record per l’energia elettrica da fonti rinnovabili, per gli investimenti in tecnologie pulite, diminuirà ancora l’energia utilizzata per produrre. La cicala che è in noi dice che è meglio bruciare fossili per stare bene oggi, e chi se ne importa di quel che accadrà domani. La formica – accusata dalla cicala di essere nemica dello sviluppo – continua pazientemente a lavorare per salvare il mondo. Gli vogliamo dare una mano?

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