Homo in sapiens 2019

La solitudine di Homo Sapiens

Circa 70.000 anni fa Homo Sapiens era ancora un animale insignificante che si faceva i fatti propri in un angolo dell’Africa. Nei successivi millenni si trasformò nel signore dell’intero pianeta e nel terrore dell’ecosistema. Oggi è sul punto di diventare un dio, pronto ad acquisire non solo l’eterna giovinezza, ma anche le capacità divine di creare e di distruggere. Sfortunatamente il regime dei Sapiens sulla Terra ha prodotto fino a questo momento ben poco di cui possiamo essere fieri.

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Più e più volte, i massicci incrementi della potenza umana non hanno necessariamente migliorato il benessere dei singoli Sapiens, e di solito hanno provocato immense sofferenze negli altri animali. Negli ultimi decenni, per lo meno, abbiamo compiuto qualche vero progresso per quanto riguarda la condizione umana, con la riduzione delle carestie, delle epidemie e delle guerre. Tuttavia la situazione degli altri animali sta deteriorandosi più rapidamente di quanto sia mai avvenuto prima, e il miglioramento di condizione della massa dell’umanità è troppo recente e fragile perché possa essere considerato una certezza. Inoltre, nonostante le cose sorprendenti che gli umani sono capaci di fare, restiamo incerti sui nostri obiettivi e sembriamo scontenti come sempre. Siamo passati dalle canoe alle galee, dai battelli a vapore alle navette spaziali, ma nessuno sa dove stiamo andando. Siamo più potenti di quanto siamo mai stati, ma non sappiamo che cosa fare con tutto questo potere. Peggio di tutto, gli umani sembrano più irresponsabili che mai. Siamo dèi che si sono fatti da sé, a tenerci compagnia abbiamo solo le leggi della fisica, e non dobbiamo render conto a nessuno. Di conseguenza stiamo causando la distruzione dei nostri compagni animali e dell’ecosistema circostante, ricercando null’altro che il nostro benessere e il nostro divertimento, e per giunta senza essere mai soddisfatti. Può esserci qualcosa di più pericoloso di una massa di dèi insoddisfatti e irresponsabili che non sanno neppure ciò che vogliono?

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La scienza trova complicato decifrare i misteri della mente in gran parte perché non disponiamo di strumenti efficienti. In molti, compresi parecchi scienziati, tendono a confondere la mente con il cervello, ma sono cose assai differenti. Il cervello è una rete materiale di neuroni, sinapsi e sostanze biochimiche. La mente è un flusso di esperienze soggettive, come il dolore, il piacere, la rabbia, l’amore. I biologi pensano che il cervello in qualche modo produca la mente, e che le reazioni biochimiche di miliardi di neuroni in qualche modo producano esperienze come il dolore e l’amore. Non abbiamo ancora alcuna spiegazione di come la mente emerga dal cervello.

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Nel corso della storia gli uomini hanno creato storie su loro stessi sempre più elaborate che hanno reso sempre più difficile sapere chi siamo davvero. Queste storie avevano lo scopo di unire vasti gruppi di persone, accumulare potere e mantenere l’armonia sociale. Sono state vitali per nutrire miliardi di persone affamate e assicurare che non si tagliassero la gola a vicenda. Quando la gente ha tentato di osservare se stessa, quello che di solito ha scoperto è che queste storie sono narrazioni preconfezionate. Del resto esplorare la realtà con mente aperta era anche pericoloso. Era una minaccia per l’ordine sociale.

Quando la tecnologia è migliorata, sono accadute due cose. Primo, quando i coltelli fatti di selce si sono evoluti in missili nucleari è divenuto più rischioso destabilizzare l’ordine sociale. Secondo, quando le pitture rupestri si sono evolute nei programmi televisivi, è divenuto più facile illudere la gente. In un prossimo futuro, gli algoritmi potrebbero portare questo processo a compimento, rendendo quasi impossibile alle persone osservare la realtà che li riguarda e le costituisce. Saranno gli algoritmi a decidere per noi chi siamo e che cosa dovremmo sapere di noi stessi.

Ancora per pochi anni o decenni, avremo facoltà di scegliere. Se ci impegniamo potremmo ancora indagare chi siamo davvero. Ma per cogliere questa opportunità, dobbiamo farlo subito.

La storia dell’uomo è un bestseller

Quarantadue anni, esperto di storia medievale e militare, docente alla Hebrew University di Gerusalemme, Yuval Noah Harari ha pubblicato Sapiens in ebraico nel 2011. Tradotto, il saggio è stato un fenomeno editoriale e con i due successivi, Homo Deus e 21 lezioni per il XXI secolo, ha veduto 12 milioni di copie. Le quattro citazioni che pubblichiamo sono tratte dall’edizione italiana ©2018 Giunti Editore Spa/Bompiani.

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