Homo in sapiens 2019

Ci vuole un robot Sapiens-sapiens per limitare gli errori di Homo faber

La nostra specie si trova di fronte a problemi ambientali di grande portata, che stanno modificando le prospettive di durata e benessere della vita sul pianeta Terra e che non possono essere considerati come marginali, o peggio, indipendenti dalla nostra volontà. Abbiamo creato un debito di sostenibilità, ne sono un esempio l’uso scriteriato delle sorgenti di acqua dolce, le emissioni di gas serra, l’aumento dei rifiuti, come la plastica che danneggia l’ecosistema marino, ma anche la riduzione della biodiversità. Si tratta di una situazione complessa, che vede interessate le diverse regioni del mondo in modo differente. Ma l’osservazione oggettiva dell’aumento della temperatura globale, l’analisi scientifica dei fenomeni naturali eccezionali, come uragani e alluvioni di forza estrema, ci hanno permesso di maturare la consapevolezza che le scelte operate dall’uomo nell’ultimo secolo non siano state molto sagge, sebbene forse apparissero come le uniche possibili. Oggi dobbiamo correggere il nostro operato. Dobbiamo iniziare a lavorare seriamente sul concetto di futuro da costruire e sul tipo di specie che vogliamo diventare. L’Homo sapiens sapiens è diventato un Homo habens, ovvero un consumatore che dà valore solo al possesso delle cose. La tecnologia è vissuta come uno strumento peculiare della crescita economica a breve termine. Un approccio che ha generato disparità nelle condizioni di vita della popolazione terrestre, senza pensare allo sviluppo sul lungo termine e l’impatto che avrebbe generato sull’ecosistema. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, nel 2050 – fra soli 30 anni – saremo circa 10 miliardi di persone, un numero che potrebbe risultare non sostenibile per il nostro pianeta, se non cambieremo il nostro stile di vita.

I maggiori esperti mondiali del clima dicono che abbiamo solo 12 anni per correre ai ripari, prima di arrivare a un punto di non ritorno. L’auspicio, allora, è che dal 2019 l’Homo sapiens sapiens, cioè noi, accetti il paradigma universale che ogni azione ha una conseguenza. La conoscenza scientifica e la tecnologia possono essere utili a prevedere ed evitare gli errori, oppure a mitigare gli effetti di quanto già accaduto.

Si tratta di un atto dovuto prima ancora che a noi stessi, alle future generazioni, cui non possiamo lasciare eredità insostenibili. Abbiamo a portata di mano gli strumenti necessari per migliorare la qualità della vita non solo di un’élite del pianeta ma di tutti i suoi abitanti, contribuendo anche alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse disponibili. La robotica, ad esempio, dovrebbe essere vista non solo come un valido strumento per aumentare la produttività industriale, ma anche come un modo per migliorare i processi, riducendo i consumi d’acqua e di energia, le emissioni di anidride carbonica e la riduzione di rifiuti. Allo stesso modo, l’uso delle diagnostiche avanzate e delle tecnologie genomiche non dovrebbero aprire solo nuove prospettive per migliorare la salute dei cittadini nei paesi ricchi, ma anche diventare accessibili ai paesi in via di sviluppo.

L’attenzione per l’impatto, inoltre, ci suggerisce di perseguire un modello di economia circolare, dove non esiste più il rifiuto o lo scarto, ma solo materiale utile. Nei nostri laboratori abbiamo sviluppato plastiche dagli scarti dell’industria alimentare che sono biodegradabili e che potranno essere impiegate per il packaging; stiamo anche studiando processi industriali per trasformare l’anidride carbonica prodotta nei cementifici in una risorsa per la produzione di additivi che aumentano le prestazioni del cemento stesso. In campo energetico stiamo sviluppando nuove batterie e nuovi dispositivi fotovoltaici flessibili, ma anche nuovi sistemi di “harvesting”, come per esempio la produzione di corrente elettrica a partire dal movimento delle piante. Sono tutte innovazioni che entreranno a fare parte di un lascito per le prossime generazioni. Con la speranza che nel futuro l’uomo diventi una specie più evoluta, e la Terra un pianeta ancora abitabile.

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