Homo in sapiens 2019

C’è Huawei tra Xi Jinping e Trump la vera guerra sarà economico/tecnologica

Segnatevi queste due date: 23-26 maggio e 30 marzo. I destini dell’Europa nel 2019 passeranno attraverso le forche caudine delle elezioni europee e dell’addio britannico ai Ventisette. Se allarghiamo lo sguardo oltre la Ue non possiamo fare a meno di fissare l’Ucraina: Mar Nero, Mar d’Azov, Crimea, fette di mondo che Putin considera giardino di casa. Più a Oriente sbirciamo fra gli algoritmi e le creazioni tecnologiche cinesi, cavallo di Troia moderno per esportare non solo benessere a basso prezzo, ma anche potere e condizionamento, e scorgiamo altre fonti di instabilità e di potenziali crisi militari. E Trump? «Oscillerà fra tentazioni interventiste e un neo-isolazionismo».

E se per capire la Brexit servirà una “mega sfera di cristallo” e un secondo referendum con tre opzioni (No deal, accordo May-Ue, e Remain) non sembra più fantascienza, maggio ci dirà invece quanto «la bestia del populismo è viva e vegeta in Europa. Il vero interrogativo – spiega Tocci – è se i nazionalismi raggiungeranno il culmine nel 2019 oppure ci sarà una frenata». L’impressione è che la galassia sovranista abbia già toccato il soffitto dei consensi – con il voto in Italia - e che quella soglia sia attorno al 30%. “Un dato forte ma significa che le forze europeiste, pur divise fra popolari, socialisti, verdi, liberali arrivano al 70%”. Macron contro Orban, Merkel versus Salvini e Le Pen, europeisti contro sovranisti di qualsiasi colore. Nessun nuovo protagonista all’orizzonte, anticipa con un pizzico di rammarico Tocci: «Servirebbe qualcuno in grado di dare una scossa e condurre la nave europea».

Di sicuro in sella resterà Trump che saluta il 2018 con il doppio annuncio del ritiro dalla Siria e della riduzione delle truppe in Afghanistan e gongola sempre via Tweet per l’incontro e gli scambi epistolari con Kim Jong-Un. «In realtà – spiega Tocci – Trump oscilla fra due estremi: ha dentro di sé una variante jacksoniana di isolazionismo nazionalista. Ma nella sua amministrazione c’è la presenza di un’ala neocon fortemente interventista. Nel governo mancano quelli che gli americani chiamano gli adulti nella stanza, i moderati, ovvero i Tillerson, Kelly, Mattis». Cosa ne consegue? «Che vedremo delle oscillazioni drammatiche nella politica estera Usa, isolazionismo in Medio Oriente, attivismo in Asia». Spazi a Iran e Russia fra dune e deserti di Iraq e Siria (con uno sguardo a Israele e Turchia) e linea dura ispirata dai neocon su Pyongyang chiamata a fare i compiti della denuclearizzazione piena in cambio di fine delle sanzioni.

Il 2019 di Putin invece – chiarisce la direttrice dello Iai – ha avuto inizio già a fine 2018. Due fatti apparentemente slegati hanno un nesso importante: la riforma delle pensioni che ha creato malumori in Russia e la cattura dei marinai ucraini nel Mar d’Azov. «Così come nel 2014 il Cremlino usò l’annessione della Crimea per conquistare il sostegno popolare interno, potrebbe ripetere l’operazione per placare le insofferenze domestiche e quanto accaduto in dicembre nel mar d’Azov è un antipasto».

Ha meno problemi di quattrini invece Xi Jinping, il leader cinese che entra nell’anno che segna il trentennale di Tiananmen da novello Mao visti i poteri che la Costituzione ora gli attribuisce. Ci arriva minacciando Taiwan e Hong Kong, con un Pil in lieve calo (più 6,2% comunque) e rafforzando la competizione tecnologica. Attenzione, avverte Tocci, «oggi dietro l’industria della sicurezza del 21° secolo c’è una sola cosa e si chiama tecnologia. Dietro la crescente corsa al primato economico/tecnologico c’è lo spettro di un conflitto di carattere militare: non significa ci saranno carri armati cinesi o russi o sottomarini Usa che si affronteranno. Sappiamo però che la guerra del 21° secolo sarà tecnologica e lo stiamo già toccando con mano. Dietro lo scontro per il 5G e Huawei c’è proprio questo. E nel 2019 lo vedremo sempre di più».

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