tutto l'anno in una notte

Non cercate nel cielo una spiegazione ai vostri fantasmi

Dicembre nella prassi comune è considerato un mese invernale, ma, a rigore, secondo il computo astronomico esso è più autunnale che invernale. Infatti l’inverno inizia il 21 del mese (quest’anno alle ore 23 e 23 minuti), quando il Sole raggiunge il punto più a sud del suo percorso annuale, sorgendo, a Torino, solo alle ore 8 e 5 minuti e tramontando già alle 16 e 50. Quindi in questo giorno il Sole è presente sopra l’orizzonte per meno di 9 ore, e questo ancora grazie alla rifrazione atmosferica, che ci fa vedere il Sole qualche minuto prima che sorga e che lo mostra ancora per qualche minuto dopo che è tramontato.

In questo giorno, che è definito come solstizio invernale, e nel quale si ha la minima durata di luce (per l’emisfero boreale), il Sole appare proiettato nella costellazione del Sagittario. A ridosso del punto in cui raggiunge la posizione più australe (come si verifica pure con la posizione più boreale) il Sole appare fermarsi nel suo moto verso sud, donde il nome “solstizio” che significa, appunto, “Sole fermo” dal latino “Sol sistere, Sole fermarsi”.

Ma, se il solstizio invernale, il giorno in cui si ha la minima quantità di ore di luce, si verifica intorno al 21 dicembre, come mai esiste il detto popolare “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”? Non è un mistero. In effetti prima della riforma del calendario (avvenuta nel 1582 ad opera di Papa Gregorio XIII) questo era il giorno più corto, in quanto proprio intorno al 13 dicembre aveva luogo il solstizio invernale. Ma il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano fece slittare tutte le date, in modo tale da portare il solstizio intorno al giorno 21.

È credenza piuttosto diffusa che intorno al solstizio d’inverno (si intende sempre per l’emisfero boreale), la temperatura piuttosto bassa sia da attribuirsi ad una maggiore distanza fra la Terra e il Sole. Invece, paradossalmente, siamo in prossimità della minima distanza, che si verifica il 3 gennaio. Il 21 di questo dicembre noi ci troviamo a 147,15 milioni di km dalla nostra stella, mentre la distanza media è di 149,6 milioni di km. La distanza massima si ha ai primi di luglio, quando siamo a 152,1 milioni di km. La bassa temperatura è dovuta al fatto che al solstizio d’estate l’asse di rotazione della Terra punta dalla parte opposta a quella del Sole; pertanto esso rimane un numero limitato di ore sopra l’orizzonte, rispetto al quale non si alza mai molto.

Nell’antichità, quando si guardava giornalmente il Sole per determinare le date del calendario, le popolazioni temevano che il Sole andasse sempre più giù per scomparire completamente. Ma, dopo qualche giorno dal solstizio, già osservando ad occhio nudo, si nota che esso torna a “risalire”. La constatazione di questo movimento placava le ansie e i timori degli antichi, che festeggiavano con grandiosità il ritorno del Sole (Sol Invictus). Queste festività sono poi state ereditate e incorporate dal cristianesimo nel Natale.

Storici ed archeologi hanno effettuato ricerche e studi per precisare l’epoca della data di nascita di Gesù, prospettando, con varie argomentazioni, diverse date comprese fra il decimo e il secondo anno antecedenti l’inizio dell’attuale computo dell’era cristiana.

Si sono svolte soprattutto indagini da parte degli astronomi per verificare se la “Stella di Betlemme” abbia avuto attinenza con qualche fenomeno celeste avvenuto a quell’epoca, formulando ipotesi varie sulla sua natura, e infine trovando più credibile corredare al fenomeno descritto una triplice congiunzione Giove-Saturno. Si tratta di un evento che vede i due pianeti giganti allinearsi in cielo per ben tre volte. Uno di questi fenomeni si è verificato nel 7 a.C. Nonostante l’eccezionalità di questa apparizione, nessun fenomeno celeste rende pienamente conto di quanto narrato da Matteo e, secondo chi scrive, è vano cercare nel cielo una correlazione con una descrizione che voleva essere essenzialmente simbolica.

*Astronomo, Osservatorio di Pino Torinese

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