tutto l'anno in una notte

La stagione del ripensamento

Le correnti continuano a essere persistenti da sud, le mareggiate sono ormai tutte di scirocco non più di libeccio, il garbino s’intoppa nel grecale e lo incatena a mordersi la coda nelle lande di Pannonia, la buriana ormai s’è rassegnata a fare il giro del golfo di Trieste e tornarsene in Siberia, non nevica dal ’12 e se nevica è anche peggio, perché son due palmi di dislinguamento che inzuppano la zolla e marciscono il frumento che s’è appena levato di terra, ci serve ancora aver speso per la 4X4, ma non più per la settimana della nevata che se no ci teneva chiusi di qua dal cancello, ma per il fango che da ottobre ormai è ogni giorno una ritirata di Russia, oggi a mezzogiorno c’erano diciassette gradi, ieri cinque, domani dicono diciotto; lo dicono ma non serve a niente, neanche più l’aeronautica militare riesce a dire qualcosa di sicuro di là dalle prossime sei ore. Ma qualcosa rimane, sì che rimane. Rimane la stagione delle penombre, il tempo dei chiaroscuri, il freddo velo di gramaglia delle lunghe notti, l’asse di inclinazione terreste è pur sempre approssimativamente lo stesso, e così la distanza del pianeta dal Sole. E allora, se ancora c’è, facciamo parlare questo nostro inverno, facciamogli dire del nostro scontento; in verità non eravamo preparati alla stagione dell’ombra, già c’era così poca luce nell’autunno, e l’estate, forse che l’estate è stata di chiarori e brillanze? E la passata primavera, la ricordate luminosa? Sono state stagioni di un’età di torvo crepuscolo persino nei giorni profumati del maggio. Facciamogli dire all’inverno che è tutta degli umani l’insana penombra che s’è calata su ogni intento di gioire, i giorni incupiti dall’eclissi degli spiriti benvolenti, facciamogli ricordarci che è stagione delle ovvie e buone e necessarie opere del rammendo, del rattoppo, del ripristino, del ripensamento, le opere adatte alle fievoli, circoscritte luci di un inverno che, hai voglia di tutti i più maligni cambiamenti di clima e temperie, pure è venuto.

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