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Earthrise, l’alba della Terra: il solo corpo celeste colorato

Oggi lo potremmo chiamare un selfie. Il primo selfie dell’umanità. Era il 24 dicembre del 1968 quando venne scattata Earthrise, il nome popolarmente attribuito all’immagine NASA AS08-14-2383. È la foto scattata dall’astronauta Bill Anders durante la missione Apollo 8, il primo viaggio di astronauti dalla Terra alla Luna. Una immagine iconica che per prima comunicò in modo netto e inequivocabile l’unicità e la fragilità del nostro pianeta, e che certamente è una delle fotografie ambientali più importanti mai scattate.

Fare un selfie alla Terra era sempre stato un sogno dell’umanità, probabilmente. Nel 1935 si era cominciato a fare sul serio: due capitani dell’aviazione americana erano saliti su un pallone ad elio in South Dakota a quota 22 chilometri, catturando un panorama di 530 chilometri: per la prima volta si poteva osservare visivamente la curvatura della Terra. L’intuizione dei filosofi-scienziati greci era stata confermata.

Per salire più in alto, e vedere di più, serviva qualcosa di diverso da un pallone aerostatico. Alla fine della guerra, con l’operazione Paperclip il team missilistico guidato da Wernher von Braun fu portato dalla Germania agli Stati Uniti. Nel luglio del 1948 una V2 di fabbricazione americana dotata di speciali macchine fotografiche fu lanciata dal New Mexico: raggiunse la quota massima consentita dai suoi modesti motori a razzo, 105 chilometri di altezza, e riportò al suolo una serie di fotografie che unite insieme offrivano un panorama di 4345 chilometri. Un decimo della circonferenza terrestre.

Naturalmente negli anni della corsa allo spazio, il problema dell’immagine integrale della Terra venne risolto. Ma erano foto prese da un robot, da un meccanismo automatico, non da una persona.

Tutto cambiò in quel dicembre del 1968. Un anno decisivo, complesso, rivoluzionario si chiudeva; la NASA cercava di stringere i tempi per mettere a punto lo sbarco sulla Luna prima dei sovietici, e visto che il modulo lunare per scendere sul satellite non era ancora pronto, decise di spedire Frank Borman, Jim Lovell e Bill Anders a bordo di Apollo 8 dalla Terra alla Luna, per circumnavigarla e tornare a casa. I primi esseri umani ad andare oltre l’orbita bassa, e ad uscire dal “pozzo gravitazionale” della Terra. I primi ad orbitare intorno a un corpo celeste, la Luna, i primi a vedere il suo lato nascosto. E anche, sin dal primo giorno del lancio, il 21 dicembre, i primi umani a poter vedere la Terra come nessuno l’aveva mai vista: come una sfera, isolata, nello spazio.

Tre giorni dopo il lancio, il 24 dicembre, mentre giravano intorno alla Luna, i tre astronauti di Apollo 8 furono i primi a potersi beare di una visione del tutto inedita: Earthrise, l’alba della Terra, ovvero la salita del nostro pianeta al di sopra dell’orizzonte della Luna. Dopo aver ammirato la scena e scattato alcune fotografie in bianco e nero, Bill Anders prese la Hasselblad 500 EL con una lente da 250 mm in dotazione, la caricò con una pellicola speciale Kodak Ektachrome da 70 millimetri, e scattò la foto.

Come detto, centinaia di immagini della Terra erano già state scattate dallo spazio. Ma erano quasi tutte in bianco e nero. E in bianco e nero tutti i corpi celesti sembrano identici. In un’immagine a colori, invece, si vede un solo corpo celeste colorato: casa nostra, la Terra.

Secondo lo storico inglese Robert Poole, che a questa fotografia e al suo significato ha dedicato nel 2008 addirittura un intero volume, Earthrise può essere descritta “come uno dei momenti più significativo del ventesimo secolo”. Sì: perché per la prima volta noi umani riuscivamo a vedere insieme l’isolamento, la bellezza, la fragilità, il profondo colore azzurro del nostro pianeta, la sottigliezza e la precarietà dell’atmosfera che lo circonda e lo protegge. Insomma, forse proprio insieme con Earthrise - e con l’altra eccezionale immagine, la Blue Marble (la Biglia Blu), scattata nel 1972 da Jack Schmitt a bordo di Apollo 17 - nasce anche il movimento ecologista. Sono scrive Poole, “un manifesto fotografico per la giustizia globale”. Ed è proprio così.

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