Theresa ha giocato la partita. I maschi avrebbero saputo far meglio?

Theresa May non sa recitare. La premier britannica è quella che vedete dinanzi alle telecamere con la celebre porta nera del 10 di Downing Street sullo sfondo: impeccabile in vestito e foulard da zia ricca, elegante e raffinata, forbita – ma non elitaria – nell’eloquio e incapace di generare empatia.

Quando scende da quel suo piedistallo e cambia abito, cade miseramente.

Pochi giorni prima della Convention del Partito conservatore nell’ottobre del 2017 a Manchester, Theresa May volle presentarsi come una conservatrice ferrea e rigorosa ma dal volto umano e compassionevole e alla mano: peccato non riuscì – confessandosi a una reporter – a riferire nessuna altra bizzarria che aveva compiuto da ragazzina se non l’aver camminato a piedi nudi nel countryside britannico, dove c’era la casa di famiglia. Un bel gesto di sfida alle norme che il padre, pastore anglicano, aveva imposto. Ma che 40 anni dopo divenne un invito a nozze per gli avidi comici che di trasgressivo per una adolescente nel pizzicare l’erba a piedi nudi non ci vedevano nulla.

Sposata con Philip nel 1980, senza figli, May, 62 anni, ama le cravatte (indosso agli uomini s’intende), le camicie con il fiocco e ha una collezione di scarpe da far invidia a Carrie Bradshaw di Sex&The City che sfoggia con orgoglio danzandoci sin leggiadra. Lo ha mostrato a tutti il 3 ottobre scorso quando è salita sul palco della Convention Tory a Birmingham sulle note di Dancing Queen degli Abba (il suo gruppo preferito). Di celebrare ne aveva ben donde, era riuscita a sopravvivere all’ennesimo tentativo dei muscolosi (a parole) brexiteers di sfilarle governo e partito. E sì che materiale per ridurre Theresa May a semplice parlamentare, backbencher, ce ne è. Eppure lei resiste, resiliente a tutto. E a tutti verrebbe da dire. Compreso quello sciagurato consigliere che le suggerì di convocare per il giugno del 2017 le elezioni anticipate: «Theresa, hai il vento in poppa, avrai un Parlamento dalla tua». È finita in un bagno di sangue, addio maggioranza Tory, Corbyn il laburista vestito da marxista 2.0 sugli scudi a vendere ricette vecchie con parole nuove, e Brexit indirizzata sul binario morto.

Theresa May non si è persa d’animo. «Vi ho portato io in questo guaio e vi tirerò fuori», il mantra che ripete da quando il 13 luglio del 2016 occupò il tinello di Downing Street dopo la resa di David Cameron. Da quel giorno Theresa, ex ministro dell’Interno, dura su migranti e criminali, ha una missione: portare a compimento la Brexit.

Theresa doveva essere la nuova Margareth Thatcher nei sogni – sempre molto ottimistici - di commentatori e fan conservatori, invece Boris Johnson, Gianburrasca della politica inglese, zazzera bionda, lingua tagliente e citazioni alla Churchill, l’ha liquidata come Lord Chamberlain che consegnò la Boemia a Hitler. La colpa di May secondo Boris è aver riportato Londra nelle mani opprimenti della Ue, aver siglato un accordo sbagliato, aver tradito la Brexit. Theresa – che appunto non sa fingere – è pragmatica. «Quel che abbiamo ottenuto – ripete come fosse un ritornello degli Abba – è il massimo, fidatevi di me».

Quando ha chiuso l’intesa con Juncker – 15 novembre - aveva ai polsi un bracciale raffigurante Frida Kahlo. Non era la prima volta, l’aveva sfoggiato al summit dei conservatori. E non certo per ostentare un femminismo che non le è proprio. Come la Thatcher anche May non pensa che al governo debbano esserci uomini e donne, ma gente capace. Indipendentemente da abiti, collane e cravatte. La Kahlo al braccio di May è simbolo di libertà e di resistenza. Contro la malasorte e gli avvoltoi.

I britannici si fidano solo i giorni dispari della loro premier, ma nessuno nega che questa signora premier quasi per caso abbia attributi e resilienza. E persino visione. Le sarebbe piaciuto fare la premier in ben altre condizioni, progettare il futuro delle periferie, fare housing sociale, parlare di modelli educativi, conservatorismo sociale e non elitario. Resterà nel libro delle favole. La May è e sarà sempre “solo” la premier della Brexit. Anche perché nessuno vuole il suo posto. Non credete ai tanti politici che mostrano i muscoli e sbraitano contro la Ue tiranna. Sbraitano e basta. Theresa si è seduta e ha giocato con la Ue. Non aveva buone carte. Ma qualche mano l’ha vinta. Il ruspante Johnson avrebbe potuto dire lo stesso?

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