La moda di Parigi, polvere di Cipro e porcellane cinesi Così le Madame hanno fatto di Torino una capitale

Nel 1620 Cristina di Francia arrivando a Torino porta da Parigi grandi novità: anzitutto le feste, con i balletti di corte dove gli stessi aristocratici sono coinvolti in rappresentazioni in musica dalle scenografie meravigliose e sorprendenti; e cambia anche l’abbigliamento e lo stile di vita, prendendo a modello i Reali di Francia.

Il vestire alla francese sostituisce la rigida eleganza spagnola degli anni di Carlo Emanuele I: è un cambiamento non solo nella moda, ma di schieramento politico. La Francia diventa il punto di riferimento. Andando a Parigi, i ministri dei Savoia scelgono i tessuti, le pietre preziose, le acconciature e inviano alla duchessa bambole vestite secondo i dettami allora più in voga. La moda in quegli anni adora i merletti, oggetto di una passione che accomuna tutte le corti d’Europa: con magnifici pizzi di Fiandra, Cristina orna gli ampi colli à rabat, e condivide con la nuora Maria Giovanna Battista la scelta dei costosissimi point de Venise, a grandi fiori a rilievo.

L’impronta della duchessa Cristina emerge sicura nella scelta dei gioielli, croci di diamanti e grandi perle, che assumono valore simbolico. Il diamante è l’emblema di Cristina, il cui motto è “Plus de fermeté que d’eclat”, più fermezza che splendore.

Gli ambienti di palazzo si trasformano sotto la spinta di un cerimoniale che rende pubblico il privato, mettendo insieme l’eloquenza dei motti e degli emblemi a quella delle dorature e dei sontuosi velluti.

Nella camera da letto le Madame sono vestite, acconciate e ingioiellate, ma qui anche pranzano, ricevono in udienza privata principi forestieri, o il proprio confessore. Qui si compie il rito della toeletta, che si avvale di piccoli strumenti per pulire i denti e le orecchie e scrigni preziosi per la polvere di Cipro per schiarire l’incarnato, le essenze profumate di gelsomino e di melangolo acquistate a Roma. Qui in camera da letto le dame si ritrovano a bere caffè, tè e cioccolato, i nuovi prodotti esotici giunti dall’Oriente, assaporati nelle meravigliose chicchere di porcellana, e apprezzati anche per le presupposte virtù medicinali. Cristina, grande appassionata del cioccolato, ne manda alla sorella Enrichetta, regina di Inghilterra, assaggi in due diversi gusti: uno più dolce, l’altro più forte, raccomandando “per ogni presa di non eccedere tre oncie d’acqua due di zuccaro et una di cioccolata perché cosi riesce più rara, et liquida com’anche più grata al gusto”.

Le residenze extraurbane, come il Castello del Valentino e la Villa detta Vigna, si sviluppano in relazione ai circostanti giardini. La natura diventa soggetto privilegiato nei dipinti, con mazzi di fiori, negli gli stucchi materici e nei parati in cuoio, con i canestri di frutta delle nature morte, i motivi floreali ricamati sugli arredi.

In tempi precoci sul dilagare della moda, gli appartamenti della duchessa tradiscono il fascino esercitato dall’Oriente: cabinets “alla china” sono al Castello del Valentino già nel 1644, tavoli e scatole laccate in nero con intarsi di madreperla, sete chiare e i ricami per le camere abitate in estate.

Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, che ama lo sfarzo degli arredi intarsiati, dei cristalli e degli argenti, allestisce trionfi di porcellane cinesi. La sua camera, a Palazzo Madama di Torino, risplende di oggetti orientali, esposti fitti su mensole alle pareti, intorno alle porte e al camino: servizi da te e caffè, statuette raffiguranti cani di Fo, galli e Guanyn in porcellana, con montature dorate e oggetti in cristallo o pietre preziose.

Le due Madame Reali portano così a Torino una bellezza ed una eleganza all’avanguardia per quei tempi, ammodernando e trasformando l’immagine del piccolo Ducato in quella di uno Stato orgogliosamente autonomo, con una capitale in grado di reggere il confronto con le altre grandi capitali europee. Nel 1713, col trattato di Utrecht, Torino diventerà capitale del Regno di Sicilia, e dal 1720 capitale del Regno di Sardegna.

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