Cristina e Maria Giovanna un’impronta politica sul Ducato

Fra il 1619 e il 1724 due nobildonne parigine imprimono un forte sviluppo al Ducato di Savoia, trasformando Torino in una città di rilevanza europea: sono Cristina di Francia (Parigi 1606 – Torino 1663) e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours (Parigi 1644 – Torino 1724). Entrambe lasciano la capitale francese per sposarsi con un Duca di Savoia, ed entrambe, rimaste precocemente vedove, ed avendo come eredi figli ancora troppo piccoli per governare (allora bisognava avere compiuto 14 anni) si trovano nella circostanza di essere reggenti dello Stato sabaudo; col titolo di “Madama Reale”, assunto da Cristina in quanto figlia del re di Francia, e così viene definita anche Maria Giovanna Battista, quasi ad esprimere un potere tutto declinato al femminile e la volontà di affermare un ruolo di piena autonomia nella gestione dello Stato.

La vita di Cristina di Francia era iniziata a Parigi tra le sale fastose del Louvre, dove viveva da principessa, lei figlia del Re di Francia Enrico IV e di Maria de’ Medici, con due sorelle diventate poi rispettivamente regina di Spagna e regina d’Inghilterra.

il 10 febbraio 1619 Cristina va in sposa, ad appena tredici anni, del Duca di Savoia Vittorio Amedeo I. I festeggiamenti nuziali durano quasi un anno e il 15 marzo 1620 gli sposi entrano a Torino, dove vengono accolti con altre feste magnifiche. Le nozze rinsaldano l’alleanza tra la Francia e il Piemonte e rafforzano la posizione dei Savoia tra le maggiori Casate aristocratiche d’Europa. Nel 1637 la morte del marito Vittorio Amedeo I, cui segue immediatamente quella del loro primogenito Francesco Giacinto a soli sei anni, porta Crisitina ad assumere il potere “in vece” del secondo figlio maschio, Carlo Emanuele.

Durante il governo di Cristina, l’Europa è nel pieno della Guerra dei Trent’anni, e l’autorità della giovane duchessa di stirpe francese è aspramente contrastata dai fratelli del marito, i principi Maurizio e Tommaso, e da una combattiva fazione di aristocratici sabaudi filospagnoli. Tanto che nel 1638 s’innesca una vera e propria guerra civile tra “principisti” e “madamisti”. Cristina fugge da Torino e ripara in Savoia con il figlio Carlo Emanuele, mentre la città è occupata dalle truppe del cognato Principe Tommaso. Viene anche messo in prigione al castello di Vincennes il Conte Filippo d’Agliè, che era il più fedele consigliere Cristina, e si diceva anche il suo amante: un uomo coltissimo, letterato e autore delle scenografie dei bellissimi balletti recitati a corte.

La pace ritorna soltanto quattro anni dopo e per facilitare l’accordo con i cognati, il Cardinale Maurizio, che all’epoca aveva 49 anni, sposa, previa dispensa pontificia, la figlia tredicenne di Maria Cristina, Luisa.

Cristina lotta sempre strenuamente per mantenere l’autonomia del ducato sabaudo dal potentissimo alleato francese, e nel 1648 dichiara ufficialmente maggiorenne Carlo Emanuele II facendosi però riconoscere un ruolo di tutrice e consigliera che non abbandona per tutta la vita.

Anche Maria Giovanna Battista aveva lasciato Parigi per sposarsi a Torino col Duca Carlo Emanuele II. Però a vent’anni, dopo aver già superato molte difficoltà, tra le quali delle prime nozze non consumate, e poi annullate. Quello con Carlo Emanuele II è invece un matrimonio d’amore, e il 14 maggio 1666 la duchessa dà alla luce il tanto atteso erede: Vittorio Amedeo II. Nel 1675 la morte improvvisa del marito per una “febbre terzana doppia ed acuta”, la rende infelicemente vedova e anche lei diventa reggente al posto del figlio che ha solo nove anni. Però, mentre sua suocera Cristina di Francia era abilmente riuscita a mantenere il controllo dello Stato sabaudo fino alla morte, Maria Giovanna Battista è costretta ben presto a cedere il comando al figlio Vittorio Amedeo II.

A differenza di Cristina, Giovanna Battista governa in un periodo di pace, durante il quale l’alleanza con la Francia non viene mai messa in discussione. Si trova però a dover fronteggiare la povertà causata in Piemonte dalle grandi carestie degli anni 1677 – 1680. Proprio allora da il meglio di sé, attuando vari provvedimenti che oggi definiremmo di Welfare: fonda l’Ospedale di San Giovanni Battista nella zona di espansione orientale della città, accorpa l’Ospizio di mendicità (Albergo di virtù) con il Ricovero per i protestanti convertiti, provenienti dalle valli valdesi, e istituisce il Monte di prestito.

Donna colta e raffinata, la duchessa ama presentarsi come protettrice delle arti e delle lettere. Promuove una politica d’interventi a favore della cultura, fondando, tra il 1677 e il 1678, ben tre accademie: una cavalleresca, l’Accademia Reale, una letteraria e una di pittura e scultura, che poi diventerà la Regia Accademia Albertina di Belle Arti. A lei va anche il merito di aver portato a termine nel 1682 il celebre Theatrum Sabaudiae. Due grandi volumi stampati ad Amsterdam, con le incisioni delle vedute delle più belle residenze sabaude. Un’opera colossale la cui stampa era stata avviata da Cristina di Francia e da Carlo Emanuele II nel 1657, con un intento “pubblicitario” perché serviva a far conoscere in tutta l’Europa l’immagine fastosa del Ducato di Savoia.

Quando era ormai molto anziana, nel 1718 Maria Giovanna Battista invita l’archistar messinese Filippo Juvarra a Torino per realizzare il grandioso scalone di Palazzo Madama, a completare, con un moderno restyling fastosamente barocco, il vecchio Castello medievale situato nel centro di Torino, dove le due Madame Reali, suocera e nuora, avevano una dopo l’altra vissuto. Era quindi doveroso che Palazzo Madama dedicasse loro una mostra per raccontarne la romanzesca vita, tra Arte e Potere.

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