Avere cuore non significa non avere cervello

E comunque non conosco una donna intelligente, indipendente, attiva o appassionata che durante l’infanzia non abbia desiderato di essere un ragazzo. Vorresti essere un maschio per arrampicarti sugli alberi e, da grande, fare il marinaio... o altre fantasie simili. Da bambina ti proibiscono di fare tante di quelle cose, che finisci per desiderare di appartenere all’altro sesso, perché ti sembra che goda di una maggiore libertà. Nella gran parte dei casi, i ragazzi non desiderano essere ragazze, perché sin da quando hanno sedici mesi comprendono che è meglio essere maschi. Durante l’infanzia si desidera agire, e i ragazzi sono incoraggiati a farlo – a sporcarsi i vestiti e a fare la lotta, tutte cose che alle bambine sono proibite. E quando diventi un po’ più grande, comprendi che ciò si basa su un modo di ragionare per aut/aut.

Nella nostra cultura le donne sono state confinate al mondo dei sentimenti, perché il mondo degli uomini è definito come un mondo di azione, forza, abilità direttiva e capacità di distacco, di conseguenza le donne sono divenute le depositarie dei sentimenti e della sensibilità. Nella nostra società le arti sono concepite come attività sostanzialmente femminili, il che non accadeva in passato, quando la repressione delle donne non incideva così tanto sul modo in cui gli uomini definivano se stessi.

Una delle battaglie che combatto da più tempo è quella contro la distinzione tra pensiero e sentimento, che è all’origine di ogni concezione anti-intellettualistica: cuore e testa, pensare e sentire, immaginazione e giudizio... Non credo affatto che tali contrapposizioni siano vere. Abbiamo più o meno gli stessi corpi, ma i nostri pensieri sono molto diversi. Credo che per pensare ci serviamo molto più degli strumenti forniti dalla cultura che di quelli offerti dal corpo, e nasce da qui la grandissima varietà di pensiero che esiste al mondo. Ho l’impressione che pensare sia una forma di sentimento e sentire una forma di pensiero.

Ciò che faccio, per esempio, si trasforma in libri o in film, in oggetti che non sono me, ma che sono trascrizioni di qualcosa – parole o immagini o quello che sia – e si potrebbe essere indotti a credere che il processo sia puramente intellettuale. Ma a me sembra che quasi tutto quello che faccio abbia a che vedere tanto con l’intuizione quanto con la ragione. Non dico che l’amore presupponga la comprensione, ma amare qualcuno implica pensieri e giudizi di ogni sorta. È così: esiste una struttura intellettuale del desiderio fisico, sessuale. Ma il tipo di ragionamento che stabilisce una distinzione tra pensiero e sentimento è proprio una di quelle forme di demagogia che nuoce alla gente, rendendola sospettosa di cose di cui non dovrebbe né sospettare, né essere compiaciuta. Comprendere se stessi in tali termini è molto nocivo e colpevolizzante. Le contrapposizioni stereotipiche tra pensiero e sentimento, testa e cuore, maschio e femmina furono inventate in un momento in cui si era convinti che il mondo andasse in una certa direzione – vale a dire, verso la tecnocrazia, la razionalizzazione, la scienza, e cosi via – ma furono anche inventate come difesa contro i valori romantici.


[Numero: 153]