Diritti disumani

L’ipocrisia ha garantito la pace La schiettezza globale lo farà?

Ciò che andremo a fare nelle prossime righe è un elogio dell’ipocrisia, per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Sopra un piatto della bilancia, metteremo i difetti della Dichiarazione e di tutto l’impianto multilaterale ad essa collegato, che saranno anche pieni di limiti, ma ci hanno garantito oltre mezzo secolo di pace e prosperità. Sull’altro piatto, invece, poseremo la schiettezza dei sovranisti che vogliono demolire questo sistema, senza però averci spiegato ancora nel dettaglio perché la loro visione dovrebbe funzionare meglio di quella faticosamente costruita dopo la Seconda guerra mondiale, e soprattutto perché questo revanscismo non dovrebbe riportarci ai disastri, le guerre e i genocidi che erano la norma prima del 1948.

La domanda da porsi è se la Dichiarazione esiste ancora e ha un futuro. E soprattutto se la sua ipocrisia non sia in fondo meglio del nulla con cui si intende rimpiazzarla.

Il testo fu guidato dall’ex first lady americana Eleanor Roosevelt, nell’ambito dell’impianto multilaterale che gli Usa pensarono dopo la Seconda guerra mondiale per evitare che si ripetesse, e per fare i loro interessi. Un impianto che ha funzionato bene, almeno per gli Stati Uniti e i loro alleati, con tutti i suoi limiti. Ma quando oggi il presidente Trump dice che l’alleanza con l’Arabia Saudita è più importante dell’omicidio efferato di un giornalista come Jamal Khashoggi, per tappargli la bocca, in sostanza chiude questo capitolo della storia americana. Può darsi che sia solo più sincero dei predecessori. In fondo gli Usa hanno sempre appoggiato dittatori e criminali per fare i loro interessi, da Pinochet in Cile a Saddam in Iraq, solo che prima non lo rivendicavano in pubblico. Le parole però pesano, anche se ipocrite. E affermare apertamente che i diritti umani non sono più un aspetto dirimente della politica estera americana, come lo sono stati per decenni non solo per gli idealisti wilsoniani, ma anche per i realisti kissingeriani o i neocon bushiani, ha un impatto molto concreto sui politici di tutto il mondo, che si sentiranno autorizzati a violarli. Tanto tutto verrà perdonato, se Washington riterrà che i vantaggi ricavati da queste alleanze siano superiori allo svantaggio di ignorare i valori fondanti di quello che Reagan amava definire «il villaggio splendente sulla collina».

Oltre alle recriminazioni morali, che possono essere soggettive e oziose, il vero interrogativo diventa se tutto questo convenga davvero agli Usa e al mondo. Il sistema precedente, che oltre alla Dichiarazione include Onu, Nato, Unione Europea, Fmi, Banca Mondiale, Wto, ha aiutato gli Usa a diventare la superpotenza dominante, vincere la Guerra Fredda, e costruire la più ricca economia del mondo. Anche grazie alla globalizzazione, che oggi molti criticano giustamente per le disuguaglianze prodotte, ma che forse potrebbe essere corretta senza gettare il bambino con l’acqua sporca. Questo sistema infatti ha garantito 70 anni di pace e prosperità agli Usa e ai loro alleati, Italia inclusa. Soprattutto all’Italia, passata dalla devastazione del conflitto provocato dalla nostra ideologia nazi-fascista (e perso), ad un posto al tavolo delle prime sette potenze industriali del mondo. Magari con una dose di ipocrisia, ma questo sistema ha funzionato. Quando chiedevo al governatore di New York Mario Cuomo se non ritenesse ridicola la correttezza politica occidentale, lui rispondeva così: «Nella mia città ogni giorno si parlano oltre 140 lingue. Significa che New York è un microcosmo di tutti gli odi globali: abbiamo l’israeliano e il palestinese, l’inglese e l’irlandese, il pakistano e l’indiano del Kashmir. Se tutti si sentissero autorizzati a parlare con sincerità, attaccando i loro avversari, vivremmo una costante guerra civile. Molto meglio l’obbligo alla convivenza civile, anche se imposto dall’ipocrisia della correttezza politica». Lo stesso discorso si potrebbe applicare alla Dichiarazione, e all’impianto collegato. Con cosa intendono sostituirlo Trump, e i sovranisti di tutto il mondo che lo imitano? Cosa garantisce che la loro visione nazionalista funzionerà meglio di quella multilaterale? E quale sarebbe questa visione, peraltro poco specificata? Cosa assicura che non ci riporterà ai massacri, che in fondo erano la regola in Europa, prima della costruzione del sistema che oggi vogliono demolire?


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