Diritti disumani

Bambini

Le righe più interessanti della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sono forse le prime, che compongono il preambolo, e cioè l’impegno e di più, l’imperativo dei governi di garantire i diritti. Dopo la Seconda guerra mondiale il dovere delle democrazie liberali (e anche di quelle un po’ meno liberali) era di promuovere i diritti di modo che nessuno fosse attratto dalla ribellione o a essa costretto per prendersi quanto gli spetta.

Sembrava la messa in prosa della vecchia e disattesa teoria sociale e filosofica sulla simmetria fra diritti e doveri, per cui compiere il proprio dovere equivale a corrispondere un diritto: senza l’uno non c’è l’altro. E non vale soltanto per i governi a vantaggio dei cittadini (è dovere dei governi garantire ai cittadini il diritto allo studio, alla salute eccetera), ma anche per i cittadini a vantaggio dei governi (è dovere dei cittadini pagare le tasse di modo che i governi abbiano di che soddisfare il diritto allo studio, alla salute eccetera), e soprattutto per i cittadini a vantaggio degli altri cittadini (il dovere di un medico o di un insegnante di arrivare puntuale in ospedale o a scuola equivale al diritto del malato di essere curato e dello studente di essere istruito, dopo di che è dovere del malato curarsi e dello studente istruirsi, e avanti così all’infinito). Senza comprendere questo passo i diritti non saranno mai pieni, e resterà dei diritti resterà un’inesausta e petulante richiesta. Ed è precisamente la condizione dei bambini, che ritengono di avere diritto a tutto e di non essere obbligati a niente, e non sono nemmeno nel torto, finchè restano bambini.


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