Liberi cittadini in libere piazze

Nell’anima borghese di Torino non c’è solo Gozzano

Ricordava il Baretti di essere stato allevato «con un’ingiusta avversione pe’ Genovesi». Ma quando il genovese è Grillo come non distinguere, soprattutto quando il comico furioso svillaneggia la borghesia sotto la Mole? Per cominciare, rispolverando un verso del manifesto poetico di Guido Gozzano, Torino: «Tu che mi foggiasti quest’anima borghese...».

Il sì alla Tav, ma non solo, un sì che rievoca l’urgenza di bussare a tutte le porte dell’orizzonte, come auspicava Beppe Fenoglio, le sette madamin lo hanno dispiegato in piazza Castello. Dov’è Palazzo Madama, la casa dei secoli di gozzaniana memoria in cui Luigi Einaudi, giovanissimo, studiò le finanze piemontesi del Settecento, tra le fonti della sua idea di «Buongoverno». Il primo presidente della Repubblica, l’erede, il continuatore, il defensor di una borghesia «pensante», che - spiegava - «trae le sue fonti perenni di vita da se stessa, dalla sua fatica quotidiana, dalle sue energie di organizzazione e di lavoro».

Piazza Castello su cui affaccia il Teatro Regio. Il tempio di una Torino wagneriana perché moderna, «la città della Fiat e delle grandi squadre di calcio», come rifletté Massimo Mila, scomparso trent’anni fa. Wagner che «parla direttamente alla coscienza dell’uomo moderno, e in sostanza gli parla non già di Sigfrido, di Brunilde, di Wotan, di Elsa e Isotta, ma gli parla di lui, rivela l’uomo moderno a se stesso».

Con Mila, con Leone Ginzburg, con Carlo Levi, cultore delle tetralogie era Piero Gobetti, il protoavversario di Mussolini e del mussolinismo scomparso esule a Parigi, «vero esempio di eroe borghese», come lo innalzò Eugenio Montale, fra i suoi epigoni Carlo Casalegno, il vicedirettore de La Stampa assassinato dai terroristi nel novembre 1977.

Gobetti allievo prediletto di Luigi Galante, il padre di Alessandro Galante Garrone, il rappresentante di una categoria, gli insegnanti, a cui Arturo Carlo Jemolo avrebbe voluto dare un gran posto nella storia della borghesia italiana ottocentesca che non riuscì a scrivere. Ne lascerà solo uno scampolo, componendo, anche nel ricordo degli «anni di prova» torinesi, l’elogio del piccolo borghese, una galleria di virtù: «il culto del dovere, il senso della disciplina, della coscienza che non ci può essere un lavoro organizzato se non ci sia chi ordina e chi obbedisce, la sensazione che le sorti del singolo non sono separabili da quelle del Paese, che la disgrazia collettiva è anche la disgrazia di ciascuno...».

Alessandro Galante Garrone, a sua volta, discepolo di Alfonso Omodeo, lo storico della «libertà liberatrice» che nella borghesia intravedeva «la libera costituzione di un’aristocrazia d’intelligenza e di sapere, dinanzi a cui dovrà sempre inchinarsi qualunque partito ascenda al potere».

La borghesia (dalla piccola alla grande, dall’impiegato regio Travet, irremovibile sull’onore, ai solitari eroi del capitalismo come il senatore Agnelli) non arroccata, non gretta, non ottusa. Piazza Castello è il cuore di una città dai confini nitidi («Il vecchio angolo di corso Vinzaglio e corso Vittorio», stabilì Mario Soldati, oltre, in lontananza, le Nuove e il fu borgo per eccellenza delle tute blu, San Paolo), ma non invalicabili. La Torino borghese che - si compiaceva lo scrittore delle Due città - «si lasciava abbracciare volentieri da Torino operaia, sua gloria, sua ricchezza e sua difesa».

I borghesi di ieri, i borghesi di oggi. Borghesi una volta si nasceva, oggi si diventa, avvertiva Giovanni Arpino, che così ritraeva il borghese ideale, cardine della sua incorruttibile altra Italia: «Ancora mastica a bocca chiusa senza parlare, non s’infila il coltello in bocca, non discute mai di denaro in pubblico, si scolla dalla sedia per salutare».

Icona del sì in piazza Castello, Cavour, il nobile che ispirò la meglio borghesia dell’Italia nascente. Lui, il signor Conte, sensibilissimo al fascino femminile e, quindi, naturalmente sottobraccio ad Anna Carla Dosio, la borghese «donna della domenica». Come non riconoscere in lei la protomadamin?


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