Celiaci veri e celiaci immaginari

È una malattia non una moda solo il medico dà la dieta: il fai da te è scelta dissennata

Si può guarire? Chi sono i “veri” celiaci? Mangiare senza glutine fa bene a tutti? Di celiachia si parla sempre più, ma spesso si straparla. Per fare un po’ di chiarezza interroghiamo Angela Calvi, dirigente medico dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova con l’incarico di alta specialità per la malattia celiaca.

La celiachia è nota fin dall’antica Roma. Ma per molto tempo è stata considerata una malattia dell’età pediatrica.

«Proprio per questo fino agli fine degli Anni Novanta trattavamo i bimbi con ripetute endoscopie, alternate a periodi di alimentazione con glutine per vedere se con la crescita si potesse arrivare alla tolleranza. Alla fine si è scoperto che la celiachia è una patologia autoimmune. Data una determinata caratteristica genetica, il sistema immunitario non è in grado di riconoscere il glutine. Non è guaribile, proprio come il diabete o la tiroidite».

Come si diagnostica?

«Vomito, anemia, malassorbimento, disturbi intestinali e scarsa crescita. Quando ci sono questi sintomi e le transglutaminasi hanno valori superiori dieci volte alla media, è celiachia. Grazie alla ricerca scientifica, nell’età pediatrica non serve nemmeno l’ endoscopia. Quando invece i sintomi sono più sfumati, bisogna verificare se c’è l’atrofia dei villi intestinale».

E questi sono i “veri” celiaci. Chi invece sceglie di eliminare il glutine? Scelta saggia o superficiale?

«Dissennata. Ormai la moda è provare a togliere il glutine, magari perché ci si sente gonfi o si ha qualche fastidio. Una decisione che può solo portare problemi, perché o si ritarda una diagnosi di celiachia o ci si sottopone a una dieta inutile per il nostro corpo. Lo ripetiamo a perdita di fiato, mai cambiare abitudini alimentari senza consultarsi con il proprio medico curante. Se non è sufficiente, un gastroenterologo o un centro specializzato.».

Ora che se ne parla tanto, migliora anche la reazione dei pazienti alla diagnosi?

«Dipende. Quando i bimbi arrivano da noi con gravi sintomi e si teme qualche cosa di più grave, i genitori sono sollevati. Dopo due, tre mesi, ci mandano le fotografie dei figli rifioriti. Basta poco per stare bene, per chi gli sta accanto è una gioia infinita. Altro discorso per adolescenti e adulti».

Dire addio a pasta e pizza non è semplice nemmeno ora, con supermercati e ristoranti che fanno a gare per offrire un’alternativa “senza”?

«L’offerta è aumentata, ma pure l’impatto sociale del mangiar in giro. E fuori casa il celiaco ha delle difficoltà, sempre. L’industria segue la moda mettendo sul mercato addirittura più prodotti di quelli che servirebbero. Il 6 per cento della popolazione americana mangia gluten free, quando le diagnosi si fermano all’1. In Europa sono ancora allo 0,3 per cento».

Tutti ne parlano, ma due su tre sono celiaci senza saperlo. Come è possibile?

«La settimana scorsa ho visto una coppia di gemelline. Una aveva dei sintomi di malassorbimento, l’altra no. Hanno fatto l’esame entrambe. È celiaca solo la gemella che stava già bene. Non li troviamo perché probabilmente non hanno sintomi. Ma è rischioso: essendo una malattia autoimmune, può predisporre a svilupparne altre. Quel che possiamo fare è puntare sullo screening nei familiari e coltivare il grado di cultura sulla malattia celiaca negli specialisti dell’adulto. I pediatri sono molto attivati, nei bimbi basta un foruncolo che tutti pensano alla celiachia e chiedono l’esame».

Dopo la diagnosi, c’è la dieta da rispettare. A vita. Un incubo?

«Lo dico spesso: il glutine si vede e non morde. Basta fare un poco di attenzione, con serenità e consapevolezza. Grano, orzo, segale, farro e kamut sono vietati. Tutto il resto è naturalmente permesso. Per i prodotti industriali ci sono leggi molto ferree, basta consultare l’etichetta: deve essere chiara la presenza di allergeni».

C’è chi ha il terrore delle stoviglie, e porta le proprie pure al ristorante. E chi in casa cucina come sul tavolo di un chirurgo.

«Il terrorismo è solo dannoso. Non serve avere stoviglie o pentole dedicate, basta lavarle come si deve. Gli unici attrezzi da usare con cautela sono lo scolapasta e gli attrezzi in legno, da sostituire con plastica e acciaio. Nel forno mettiamo il senza glutine sopra e il con sotto. Ultimo consiglio, lavarsi spesso le mani».

Da più di quindici anni si parla di opzioni terapeutiche alternative come vaccini e pillole rendere meno aggressivo il glutine.

«La comunità scientifica internazionale non ha ancora stabilito nulla di diverso dalla dieta senza glutine. Anche perché una cura a costo zero e senza effetti collaterali è assai difficile da sostituire con un farmaco, di qualunque genere esso sia».

Celiaci, siete avvisati. Meglio abbandonare ogni speranza?

«Meglio mangiare sano e senza glutine».


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