Celiaci veri e celiaci immaginari

Sì, sono celiaca-celiaca e ho sempre mangiato prosciutto

Sono una celiaca della primissima ora. Nel 1995 avevo dieci anni, e la cena per festeggiare la fine della scuola con i compagni di classe era sempre e solo in pizzeria. Così mi auto-denunciavo a mezza voce al cameriere. Che puntualmente mi guardava con un’espressione tra il «poveretta» e «tu guarda che cosa si inventano per complicarci la vita». Se in un tavolo da venti persone tu ordini qualche cosa di diverso, ti arriverà sempre prima o dopo il resto. Così per anni ho ordinato il cocktail di gamberetti in salsa rosa. C’è in tutte le pizzerie e hai la certezza di mangiare insieme alla tavolata. Per tutta l’infanzia, la mia celiachia ha suscitato negli altri un’iniziale compassione, seguita da sostanziale disinteresse. All’università ho sperimentato il piacere perverso della devianza. Dopo una vita di rigorosa dieta con mamma, che si preoccupava di farmi trovare pane fatto in casa, dolci, gnocchi e qualsiasi altro alimento potessi desiderare, mi sono trovata a fare da me. Per qualche anno ho cercato di sostituire la celiachia con una dieta di compromesso, ricca di brioche e tramezzini. Un esame del sangue sballato e qualche triste episodio di mal di stomaco mi hanno però riportato bruscamente alla realtà. Con la maturità è arrivata la consapevolezza. Non mi azzardo a ordinare un semolino, ma so che posso sopravvivere a una besciamella. Non potevo però prevedere che l’indifferenza avrebbe ceduto il passo allo straordinario interesse. Se mi azzardo a pronunciare la parola celiaco al ristorante, mi strappano di mano il menu per sostituirlo con uno che conta meno della metà dei piatti. Condito da insipide gallette di riso confezionate in plastica. Nei secoli immangiabili. Il cameriere, ormai terrorizzato dalle richieste dai neofiti della celiachia, due volte su tre auto-diagnosticati, sconsigliano tutto ciò che potrebbe avere anche solo una traccia di glutine. Se osi commentare che il prosciutto è carne, e l’hai sempre mangiato, passi immediatamente per un impostore. E puntuale arriva la domanda: “Ma sei celiaca celiaca?”.


[Numero: 150]