Italia al verde il partito ambientalista non cè

Liguria, l’onda che nessuno aveva previsto

L’onda di dieci metri che il 29 ottobre si abbatte sulla diga del porto turistico di Rapallo, la abbatte per 300 metri e scaraventa 200 imbarcazioni sulla passeggiata, è fissata in un filmato emblematico. Il colpo di maglio travolge tutto e cambia all’improvviso la narrazione che ha visto fino a ieri la Liguria insidiata dall’interno, dai suoi corsi d’acqua, dalle sue frane, dalle scorribande edilizie di decenni. La Liguria delle alluvioni. Quella di Genova del 4 novembre 2011 con sei vittime tra le quali due bambini. Quella del 9 e 10 ottobre 2014 con un altro morto. Prima ancora il maltempo si era accanito sullo Spezzino, il 25 ottobre 2011: avevano perso la vita 13 persone. Così gli interventi si sono concentrati lì: sui torrenti e sulle aree esondabili. A Genova, sui lavori che si sono dilatati decenni per arginare il Bisagno e il suo affluente Fereggiano. Rigagnoli capaci di diventare mostri in poche ore di pioggia.

Ora la storia è cambiata: «Il nuovo pericolo viene dal mare. Eravamo diventati bravini ad affrontate le emergenze - dice l’assessore regionale all’Ambiente Giacomo Giampedrone –. Bisogna rifare i conti e rimodulare tutte le strategie».

Le scene e i colori cui la Liguria era abituata erano diverse, con il grigio del fango che invadeva tutto. Stavolta occhi e telecamere si sono concentrati su spiagge sparite, stabilimenti devastati (nessun rispetto hanno avuto le onde nemmeno per pezzi di storia del costume come il mitico Covo di Nord Est), borghi come il cameo di Boccadasse a Genova a soqquadro. Sulla strada per Portofino disseminata di buchi. Guardi dentro e vedi il mare che ha eroso tutto e si è insinuato sotto l’asfalto Uno scenario nuovo su debolezze storiche e recenti . Tre immagini flash per capire. L’abbandono del territorio: la mattina del 25 ottobre 2011 l’alluvione colpisce le Cinque Terre, la via principale di Vernazza è una distesa di ciottoli. Migliaia di pietre sono piombate sull’abitato dopo la distruzione dei muretti a secco, trascurati da anni.

Poi la cementificazione dei decenni passati: il 25 ottobre scorso un carro cisterna deraglia a Rapallo sulla strada ferrata, non lontana dal mare. Le case sono lì a un passo. Dal 1980 è vietato costruire a meno di 30 metri dai binari. Ma, ricorda Mauro Cordano, il sindaco dal 1980 al 1990 che voltò pagina dopo la “rapallizzazione”, «quei palazzi risalgono agli anni Sessanta».

Ancora, la supponenza di imbrigliare la natura. Nelle due alluvioni di Genova i corsi d’acqua si sono ribellati alle tombinature, alle coperture, al tentativo di costringerli in tunnel dalla capacità inadeguata. Tornare indietro è impossibile: sopra sono cresciuti quartieri interi. La storia delle opere per disinnescare il pericolo si sovrappone all’epopea giudiziaria di Mani Pulite. Nel 1991 s’iniziò a realizzare un canale scolmatore del Fereggiano. Poi finirono i soldi. Poi arrivarono le inchieste. Alla fine dei processi, gli amministratori vengono tutti assolti. Ma nessuno ha il coraggio di rimettere mano all’opera. Altro capitolo: il rifacimento della copertura del tratto finale del Bisagno. Fu realizzata tra il 1928 e il 1931, il corso fu ristretto di 48 metri, la sponda abbassata da 5 a tre e mezzo. Quest’intervento indispensabile si trascina penosamente per anni tra ricorsi al Tar e dispute giudiziarie tra le aziende. Ora la partita della protezione di Genova è ripartita. Obiettivo: completare entro il 2022 tutte le opere.

Per arginare il rischio idrogeologico dal giugno 2015 sono stati finanziati dalla Regione più di 160 interventi in tutta la Liguria. Stanziamenti per 336 milioni. Però la mareggiata «mai vista a memoria d’uomo» del 29 ottobre impone un cambio di prospettiva. Le vulnerabilità principali sono Rapallo, Santa Margherita, Sestri Levante, Zoagli e, sull’altra riviera, Oneglia, una delle due parti di Imperia. Le opere di protezione a mare sono devastate e ora potrebbe bastare una mareggiata pari a un terzo di quella da record per infliggere analoghi danni. Servono subito 30 milioni per rimettere su un sistema sufficiente di difese. Poi iniziare rapidamente a progettare il futuro. Perché un attacco così feroce dal mare non l’aveva previsto nessuno.

*Inviato del Secolo XIX.


[Numero: 149]