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È l’autunno la stagione magica del bosco

Le prime piogge di fine settembre lavano i residui dell’estate e ogni foglia d’erba, ogni ramoscello ha la sua perla. I cervi e i caprioli, immobili dentro il bosco, godono della pioggia che li lava e li libera dai fastidi degli insetti alati. Anche per noi è bello e liberatorio andare con stivali e mantellina impermeabile tra la pioggia, vagabondare senza prefissare una meta e incontrare con reciproca sorpresa uno scoiattolo che ti fissa da un ramo, o gli occhi di un pettirosso immobile dentro un cespuglio di rose canine carico di bacche rosse.

I tuoi passi si confondono con il rumore delle gocce che cadono sugli alberi e poi nel sottobosco con rumore più forte; con questo tempo diventa più probabile avvicinare e sorprendere quegli animali che con l’uomo hanno poca dimestichezza o che per esperienza lo temono. Come il mitico urogallo e il fagiano di monte, che per non bagnarsi le penne e rendere faticoso l’involo amano camminare cercando pastura lungo i sentieri; così può capitare di vederli camminare davanti a te. Fermati, non spaventarli: lasciali andare e pensa come a noi sia fastidioso il telefono quando stiamo mangiando. Se sorprendi il cervo o il capriolo non spaventarti; ammirali rimanendo immobile: dopo il loro grido d’allarme che ti ha così impressionato saranno loro ad allontanarsi.

Tante cose nel corso delle stagioni la natura può insegnare a chi osserva; ma è nell’autunno che il bosco si fa leggere con chiarezza: lo sviluppo delle crescite annuali degli alberi, la maturazione dei frutti e delle drupe nel sottobosco e, magari, le brutte tracce del passaggio degli uomini incivili.

Dall’abbondanza delle squadre e dei torsi degli strobili sotto le conifere possiamo intuire la famiglie degli scoiattoli acrobati sopra le nostre teste, da una rosso-bianca amanita muscaria sbocconcellata puoi supporre che un capriolo o un cervo l’abbiano ricercata per drogarsi. Forse potrai sorprenderti nel vedere un cerchio, o due cerchi a forma di 8 attorno a un giovane abete o un faggio: è come un sentiero battuto e tutt’intorno l’erba è calpestata e anche strappata; qui, tra luglio e agosto, i caprioli avevano fatto la giostra, ossia quando erano quasi pronti per l’accoppiamento maschio e femmina si erano insistentemente rincorsi emettendo dei fischi come sospiri amorosi.

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Quando viene l’ottobre, con le sue piogge arrivano anche le beccacce che hanno lasciato i luoghi di nidificazione del Settentrione dove il terreno gela e il giorno è sempre più breve; sostano qui prima di raggiungere i luoghi dello sverno nel nostro Sud. È il momento magico del bosco, dei silenzi, delle albe nebbiose, dei colori smorzati verde-bruno-giallo in tante tonalità che a tratti una luce misteriosa rende evidenti nel sottobosco pre-invernale. Certe volte ti fermi ad ascoltare il campanello e poi il trotto di un cane del cacciatore solitario che passa, si allontana e svanisce dentro il bosco.

Tra i possibili modi di cacciare, questo d’autunno - con la pioggia e con un cane in luoghi che ben conosci, con un fucile che senti tua continuazione, e l’ora e la stagione, e i ricordi che ti accompagnano - ti fa intensamente partecipare a un modo che senti esclusivamente tuo, che ti aiuta a capire le stagioni della tua vita che nessuno mai potrà rubarti.

Con le piogge dell’autunno arrivava anche la noia della domenica pomeridiana; non si poteva giocare sulla strada e nemmeno sui prati, o lungo il torrente che diventata giallo impetuoso. Non sempre, poi, si avevano quei cinquanta centesimi di lira per pagare l’ingresso al cinema parrocchiale dove davano i film di Tom Mix.


[Numero: 149]