italia al verde il partito ambientalista non cè

Cinque stelle, da partito verde a pigliatutto che condona l’ “abusivismo di necessità”

In Italia un exploit dei verdi è reso difficile dalla semplice ragione che esiste già un Movimento che ha occupato quello spazio politico, ma l’ha occupato tradendolo e dirottandolo dentro un progetto autoritario (diciamo schematicamente: verso destra): quel movimento è ovviamente il Movimento cinque stelle di Gianroberto Casaleggio, e di suo figlio Davide.

Molti ma non tutti sanno che le cinque stelle del logo del Movimento, in origine, significavano appunto una sua presunta (sottolineato: presunta) nascita da una costola dell’ambientalismo, acqua, ambiente, energia, trasporti e sviluppo. Anche usando quelle parole d’ordine “verdi”, il Movimento ha sedotto in origine molto elettorato deluso dal centrosinistra, arrivando via via all’esplosione (nel 2013), e al governo oggi. Grillo parlava di energie alternative, di auto elettriche, faceva propaganda su cose così. Senonché nel frattempo tutta la supposta vocazione ecologista, vera o falsa che fosse, è sparita e sono rimasti Steve Bannon e Matteo Salvini. È rimasto soprattutto - e anzi, domina la scena e il campo politico - un Movimento che aveva tentato di egemonizzare (in buona parte riuscendoci) la battaglia ambentalista, è rimasta la scatola, ma non i contenuti.

Marco Morosini, che negli anni novanta - molto prima della nascita formale del M5S nel 2009 - fu ghostwriter di Grillo, di cui è tuttora amico, in tanti articoli ambientalisti firmati dal comico per la rivista “Internazionale”, ricordava di recente che «le radici ecologiste del M5S risalgono a molto prima del 2009. Infatti già dai primi anni ’90 gli spettacoli, gli articoli e le azioni pubbliche politiche di Grillo mettevano a nudo la società dei consumi e i suoi effetti sulla vita e sull’ambiente. Stimolate da quei messaggi, migliaia di persone cominciarono a organizzarsi nel movimento degli “Amici di Beppe Grillo”. Molti di quei primi “grillini” si rallegrarono quando nel 2009, per iniziativa di Gianroberto Casaleggio, il movimento divenne un vero partito, che acquistò un rapido consenso grazie a Grillo e al crescente orientamento populista. Questa metamorfosi però costò cara: una parte dei sostenitori della prima ora se ne andarono o furono cacciati». Secondo questa lettura, il Movimento nasce ambientalista, occupa lo spazio ambientalista, poi diventa populista (e populista autoritario). «Rispetto al resto d’Europa, infatti - sostiene Morosini - in Italia le istanze social-ecologiche sono minoritarie e non portano a successi elettorali».

E se le cose stessero ancora peggio, e cioè che il Movimento nasceva già, per idea di Gianroberto Casaleggio, come un progetto di tecnopopulismo di fatto autoritario, e le istanze verdi siano state un mero paravento? È un fatto che è difficile immaginare un successo verde in Italia oggi quando esiste un partito egemone che ha completamente preso e tradito i temi dell’ambientalismo, e il connesso elettorato. Eppure proprio questo tradimento - l’idea viene da Francesco Ferrante, direttore di Legambiente dal 1995 al 2007 - «potrebbe riaprire lo spazio per dei verdi italiani». Con due caveat, suggerisce. Uno, che i verdi in Italia «erano già tramontati prima che apparisse il Movimento cinque stelle in quanto tale» (ma non, aggiungerei, prima che Grillo iniziasse la sua parabola politica; è Grillo che ha drenato l’acqua della piscina ai verdi italiani). Due, che «i verdi in Italia non sono mai decollati anche per la sordità del centrosinistra, e del Pd, che si è fatto scippare e sfilare di mano questi temi». E la seconda osservazione è davvero difficilmente oppugnabile.

Non è pensabile che il Movimento cinque stelle abbandoni se non altro la propaganda, dell’ambientalismo, perché deve cercare di restare un partito pigliatutto, almeno in apparenza. Di sicuro è curioso come il Movimento delle cinque stelle ambientaliste, una volta al governo, abbia approvato condoni per le case abusive a Ischia, norme totalmente anti-ambientaliste come quella sui fanghi (nel decreto Genova è stata infilata una norma che aumenta di 20 volte la quantità di idrocarburi tollerata nei fanghi di depurazione da smaltire) e teorizzato (Di Maio) «un abusivismo di necessità». Grillo diceva che al posto dell’Ilva, che sarebbe stata chiusa, sarebbe nato «un ecoparco green» proprio sul modello di quelli tedeschi. Il M5S al governo non ha chiuso né riconvertito l’Ilva. Di Battista diceva che il gasdotto Tap in Salento sarebbe stato bloccato in due settimane. Il governo Conte ha confermato il gasdotto. Resta in piedi la battaglia no Tav, dove però l’ambientalismo si mescola a tantissime altre cose.

Raccontano che un vecchio leader dei verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, sia amico (dai tempi dell’Università a Napoli, facoltà di giurisprudenza) di Di Maio, e starebbe per candidarsi alle europee col M5S. Altri ricordano che il principale consigliere di Di Maio, Vincenzo Spadafora, sia cresciuto proprio nella segreteria di Pecoraro Scanio, appunto, prima di diventare capo della segreteria di Francesco Rutelli. Un insieme di corto-circuiti che spiegano meglio di ogni altra cosa perché in Italia non è possibile, al momento, una cavalcate sul modello dei Grünen.


[Numero: 149]