un giornale di carta ti salva la vita

quel che resta sulle dita

Io me ne vado ancora a passeggio fiero

col mio bel fascio di pagine stampate

sotto il braccio o nella tasca e poi mi fermo

a un bar per un aperitivo e sfoglio,

leggo, sbircio, contento del reale

fisico di quelle pagine pieghevoli, porose,

così utili alla mente e piacevoli al tatto,

felice persino se quel po’ di nero

mi resta sulle dita. Quanto più nobile

e concreto e vero, in quanto materiale,

il mio giornale

di questo poco schermo pallido,

piatto e illusorio, sì, illusorio, e apparente,

ben più che virtuale. Inconsistente.


[Numero: 148]