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Il nero sul bianco

Ho scritto il mio primo articolo a vent’anni, cronaca politica, corrispondenza dalla Spezia per il quotidiano Lotta Continua; ricordo strillo, titolo e catenaccio: Straordinaria mobilitazione operaia contro i licenziamenti alla raffineria di Pannigaglia. Situazione preinsurrezionale alla Spezia.

Gli operai SNAM scendono in sciopero e occupano la città con sit-in e cortei militanti, la solidarietà degli studenti. E ricordo il senso di appagamento, quasi una vertigine, il vederlo pubblicato, la potenza del nero sul bianco, ora è chiaro che i fatti sono accaduti. In verità, volendo guardare con un certo distacco, i fatti non erano accaduti proprio in quel modo, lo sciopero non era andato benissimo, c’erano divisioni e incomprensioni in seno alla classe operaia, ma il distacco sarebbe stato codardia e tradimento, la verità non risiedeva nelle ristrettezze dei miei occhi, ma nella vastità di sguardo del mio cuore.

Immagino che di quell’articolo dovrei vergognarmene, ma non ci riesco, dovrei allora vergognarmi anche della stupida innocenza di quel mio sguardo e non me la sento; io l’avevo visto davvero il proletariato insorgere per le vie della città, o così mi pareva, e mi pareva in tutta sincerità, l’inaudita potenza di un sincero entusiasmo palesata nero su bianco, ci avrei impiegato del tempo per capire che sugli entusiasmi percettivi va a finire che ci si sostengono i totalitarismi. Per intanto credo di aver scritto non meno di un migliaio di articoli munito della ferma intenzione di mondarmi almeno dai più rimarchevoli tra i difetti quel mio primo; credo di esserci riuscito perché, se purtroppo non mi è più capitato di imbattermi tra le masse lavoratrici in inequivoci segni di insurrezione, ho però imparato a guardare la vastità del reale e a considerare la sua inequivoca grandezza, sempre e ovunque, persino nella sua sgradevolezza. Mi è rimasto l’entusiasmo per il nero sul bianco, l’ammirazione per la forza della parola stampata su un foglio di giornale.

Che non evoca, ma transustanzia. Non fosse così non si capirebbe come, con tutte le televisioni accese, i tablet connessi e gli smartphone in rete, alle dieci di mattina hanno già rubato tutti e tre i giornali nel mio bar.


[Numero: 148]