un giornale di carta ti salva la vita

Il giornale, dare un senso ai fatti e alle idee del giorno

Traghettato dal secolo scorso, com’è possibile che proprio lui, il buon vecchio giornale, sia il vero antidoto alle fake news? Proviamo a vedere. Intanto, e prima di tutto, perché è la realtà che lo scrive. Anzi, a ben guardare è l’incontro tra due realtà, l’urto tra di loro: una è composta dai fatti che avvengono, si compiono e avanzano durante la giornata, ci vengono incontro scorrendo come in una dimensione orizzontale. Finché incontrano una dimensione verticale, quella macchina di selezione e di raccolta degli avvenimenti che è un giornale, un meccanismo capace di reinterpretare ciò che accade leggendolo e rendendolo comprensibile, fino a riorganizzarlo in un racconto fatto di parole, immagini, idee e di un contesto che tiene insieme il tutto e lo riordina armonizzandolo in un paesaggio coerente.

Il giornale è questo, soprattutto questo: l’invenzione del contesto che allarga il campo mentre lo illumina e lo spiega: il contesto è ciò che classifica, è un’immagine, un paesaggio, una frase: “era una notte buia e tempestosa” è quel che trasforma Snoopy da cane a eroe megalomane. L’invenzione del contesto è ciò che rende comprensibili i fatti perché li gerarchizza, non li lascia scorrere come fuochi artificiali in sequenza ma li mette in ordine, li fa interagire, li rende intelligenti l’uno all’altro, scopre le connessioni, rivela le zone d’ombra, costruisce ponti tra le diverse realtà, denuncia il vuoto quando c’è, disegna una storia intorno a un fatto, un mondo intorno a quella storia.

Appena lo diciamo, ci colpisce l’ambizione gigantesca dell’operazione, ogni giorno completamente nuova perché nuova è la realtà, mutevole e sorprendente. Modernissima: acchiappare l’attimo, riconoscerlo, definirlo, capirne le relazioni, misurarne gli effetti, quindi riprodurlo, raccontandolo, dandogli dunque un’ estensione nel tempo, facendolo durare. Sembra un paradosso questa ingegneria della modernità costruita con una tecnologia apparentemente povera, perché viene dall’ altro secolo: carta e inchiostro. Ma proviamo a dire carta, inchiostro, e qualche buona idea, e la percezione cambia. Aggiungiamo carta, inchiostro, idee e informazione, e cominciamo a capire. Completiamo: carta, inchiostro, idee e informazione, uguale conoscenza. Ecco, il giornale è la nuova moderna, grande macchina della conoscenza.

Acchiappare la dinamica che c’è sotto la mutevolezza dei fatti

È un meccanismo di ri-creazione della realtà che va in scena ogni giorno, perché pretende non semplicemente di dare le notizie, una dopo l’altra, ma di afferrare la realtà, di darle un peso gerarchico e quindi una misura. McLuhan diceva che qualcosa di simile si poteva fare solo stereotipizzando la realtà, tipizzandola, come a solidificare un pezzo della corrente per poterlo isolare, mentre tutto il resto attorno scorre e va.

Per acchiappare la realtà dobbiamo agganciare il suo stereotipo, dunque, cercando quasi la dinamica solida che c’è sotto la mutevolezza dei fatti , come il futurismo cercava la dimensione fisica dell’energia nei corpi in movimento: questa è una rapina, diciamo infatti al giornale mentre il cronista racconta ciò che è avvenuto, quest’altra è una crisi di governo, questo un bestseller, questo ancora un tonfo di Borsa, quello è un record sportivo, questa è una primizia assoluta, quest’altro è un inedito: ogni cosa finisce in una casella, in un cassetto della professione, che ha i suoi ferri del mestiere, gli strumenti per trattare la notizia.

Ma poi, come avviene in natura, dopo aver acchiappato quel pezzo di realtà solidificandola in un Tipo con la maiuscola, rendendola dunque riconoscibile, il giornalismo deve lavorare per sciogliere lo stereotipo, liberarlo, restituire la realtà alla sua dimensione originaria di fatto, indagarlo nel profondo fino a trovare se possibile una dimensione nascosta, sorprendente, che rovesci la meccanica delle attese, il già visto e già compiuto. Quando riesce a farlo, il giornalismo illumina: di una luce laterale, che arriva fin negli angoli, diversa dalla dimensione totale e frontale dei riflettori televisivi. È come prendere un fatto che appare ovvio, scuoterlo e scrutarlo, poi inclinarlo sul suo lato critico fino a cogliere il vero significato riposto, quel significato è ciò che Williams chiama “lo strano fosforo della vita”.

La reinvenzione della realtà spiega perché il giornale non sia un semplice ripetitore automatico (basterebbe una macchina), ma riordini ogni giorno il reale attraverso il rispetto degli avvenimenti unito all’interpretazione della fase, alla lettura d’insieme del momento, alla ricerca di un baricentro, di un’idea dominante, di una visione d’insieme, alla fine di una coerenza del tutto. È lo sforzo per confezionare ogni giorno un prodotto che non è un insieme di pagine e nemmeno un insieme di belle pagine, quella è un’antologia: no, il giornale è una riorganizzazione del mondo attraverso i fatti e le idee, la realtà che illustra se stessa, l’accaduto tolto dall’attimo in cui si compie, letto nella sua dinamica e nella proiezione, il contemporaneo costretto a spiegarsi e a svelare la sua traccia più significativa.

Un mestiere civile e non adatto ai cinici, come diceva Kapuscinski

Cosa tiene insieme il tutto, la tecnologia, l’innovazione, la carta, il web, i giornalisti in questa dimensione quasi metafisica del giornale? L’algebra e il fuoco, cioè le leggi del mestiere e la consapevolezza di fare qualcosa di utile, di prendere parte al discorso pubblico del Paese, semplicemente di lavorare per la conoscenza, per sé e per gli altri. Sapendo che la conoscenza è la vera pietra angolare di una società democratica. Che il giornalismo è un mestiere civile, come diceva Kapuscinski non è un mestiere per cinici. Se credi in qualcosa è meglio. Perché quel che trasmetti al lettore, lo porta a bordo, lo tiene a bordo, non lo lascia andare alla deriva della cittadinanza, lo aiuta a conoscere e a capire.

Ma cosa vuol dire oggi essere davvero informati, nella moltiplicazione infinita dei punti di accesso, nella connessione continua, nella crescita senza limite delle fonti? E perché c’è bisogno di un giornale, quando basta una spina? Non c’è dubbio che la crescita dell’informazione è un valore rivoluzionario, perché significa facilità di accesso, pluralità di fonti, pluralismo. Ma per la vera comprensione dei fenomeni, per l’intelligenza degli avvenimenti, serve una cosa in più: l’informazione organizzata, la creazione del contesto. Un’informazione che sia in grado di ricostruire la vicenda dall’inizio alla fine, illuminando i protagonisti palesi o occulti, gli interessi espliciti o nascosti, recuperare gli antecedenti, di proiettarsi sulle conseguenze. Il giornale gioca a carte scoperte, mi organizza quel che già credevo di sapere, quel che avevo ascoltato alla radio facendomi la barba. Davanti a ogni fatto dice al lettore: siediti accanto a me, apriamo la storia, scoprirai la differenza tra sapere e conoscere, tra guardare e vedere davvero.

Resta tuttavia una domanda. In questo nuovo sistema dell’informazione 24 ore su 24, come può sopravvivere il giornale che esce una volta al giorno quando ogni secondo batte il cuore del sito internet che porta il suo nome e dà le notizie in real time? Dicendo la verità al lettore, senza mascheramenti. Il giornale sa che internet ha cambiato la storia, perché sul web tutto è contemporaneo, ha cambiato la geografia perché in rete tutto è ubiquo, ha cambiato l’economia, con società digitali che valgono più di industrie secolari, ha cambiato il costume con un’inversione di conoscenza tra noi e i nostri figli. In quella partita, internet è imbattibile.

Ma il giornale gioca un’altra partita. Internet è il flusso - nel nostro caso delle notizie - e nel flusso come conta la capacità di portata e la velocità di scorrimento. Ma nel fiume scorre di tutto, un saggio di Habermas e l’insulto di un blogger viaggeranno uniti per l’eternità, senza un segno distintivo. L’invettiva radicale rischia di far premio sul ragionamento, le tinte forti, nette, estreme, galoppano sui social più delle riflessioni.Ma il giornale non è flusso. Sta nel flusso, coi piedi piantati, ma con la testa fuori. Non raccoglie tutto, lascia scorrere gran parte della corrente. Ma con quei pieces of news che trattiene costruisce ogni giorno una cattedrale che restituisce l’intelligenza di una vicenda, la ricchezza della giornata.

In questa ricerca di senso c’è la ragione più alta di questo mestiere, la missione più profonda del giornale: trasmettere quella che Bertrand Russell chiama l’ “immunity to eloquence”, cioè la capacità di resistere agli inganni del potere, nascosti dietro la falsa magia delle parole.


[Numero: 148]