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Paola Egonu: “Io simbolo della nuova Italia? Non sono pronta per questo peso”

emanuela griglié
milano
| 25 ottobre 2018
AP

Paola Egonu, 19 anni, nata a Cittadella (Pd) da genitori nigeriani

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La stella della Nazionale argento ai Mondiali si rituffa nel campionato: «Alle bimbe che vogliono giocare a volley dico: buttatevi e inseguite il vostro sogno»
Intervista

Rieccole, le ragazze del volley nazionale. Squadra giovanissima, specchio del Paese che cambia. Ma soprattutto di quello che vince. Freschissime dell’argento mondiale, si preparano a tornare in campo, sabato, per la A1 (su RaiSport) prima di essere ricevute, lunedì, dal presidente della Repubblica Mattarella. Doppio trionfo il loro, che ha rilanciato il volley a evento nazionalpopolare, fenomeno e culminato con il 43,1% di share, pari a otto milioni, durante il tie break della finale con la Serbia. Le vicecampionesse ai riflettori non sono ancora abituate, si capisce dall’emozione con cui raccontano quest’avventura, riti scaramantici compresi (come ascoltare prima di ogni match Love di Gianluca Vacchi). E poi c’è Paola Egonu da Cittadella (Pd), genitori nigeriani, 19 anni e 189 cm, che con i suoi 324 punti ha fatto la differenza. Una carriera iniziata per caso, a 12 anni, per non passare i pomeriggi davanti alla tv. Un futuro, le piacerebbe, da avvocato.

Paola, come ci si sente a diventare, così giovane e all’improvviso, una superstar?

«Superstar io? No no, assolutamente. Siamo 14 e tutte star allo stesso modo. Ovvio, sono molto contenta perché abbiamo fatto un’impresa, davvero importante per dare più visibilità al mio sport».

Vuol dire che la sua vita non è cambiata neanche un po’?

«No, per ora. Gioco sempre a pallavolo, faccio le mie cose. Sono tranquilla. Questo sarà il 2º anno a Novara, siamo pronte per il campionato. Non ho tempo per riposarmi, si torna subito a giocare. Di sicuro ho acquisito più consapevolezza nelle mie capacità, questo sì. E poi chi lo sa. Procedo passo per passo, ma sono positiva».

Da fuori sembrate affiatatissime, siete anche amiche?

«Il rapporto tra di noi è fondamentale. Non si può andare d’accordo alla stessa maniera con tutti, ma una squadra è anche questo. Si deve creare un feeling con ciascuna perché ogni componente è importante e ci sarà un momento in cui ne avrai bisogno».

Ora un sacco di bambine vorranno giocare a volley. Come si sta nei panni dell’idolo?

«Alle bimbe vorrei dire che se hanno un sogno, qualsiasi sia, devono buttarsi. Non si sa mai quello che può succedere. Soprattutto se si tratta del volley, uno sport che insegna tantissimo. Ma non mi sento un idolo, anche se io ne ho parecchi».

Quali?

«L’ex first lady americana Michelle Obama e la tennista Serena Williams sono grandi esempi per me. Donne molto determinate con una carriera fantastica, che hanno realizzato cose eccezionali. Un giorno vorrei valere quanto loro».

In questo momento storico, in cui anche in Italia si parla molto di razzismo, non teme di essere strumentalizzata per il gusto della polemica?

«Non penso che la cosa mi riguardi, sinceramente preferisco chiamarmi fuori. Mi dicono che rappresento una nuova Italia, ma non mi sento pronta ad avere questa responsabilità sulle spalle. Voglio godermi i successi che dedico a me stessa e alla mia famiglia, che mi ha sempre supportata. Mia mamma mi chiama ancora e cerca di consolarmi, perché alla fine, sì, questa sconfitta finale brucia e fa male. Ma io credo che tutto succeda per un motivo. Se non abbiamo vinto questa volta, sarà la prossima». E per una ragazza di 19 anni, è quasi una certezza.

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