[Sommario - Numero 146]
Nube di parole
Gianluca Costantini - Gianluca CostantiniArtista, attivista e autore di graphic journalism Disegna lo sport per CNN. Il suo ultimo libro è “Fedele alla linea” edito da BeccoGiallo. Il suo sito è gianlucacostantini.com. Su Twitter è @channeldraw
Avanti popolo!
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Kitsch
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Blablabla

Le parole come minime dosi di arsenico

Ma la lingua non si limita a creare e pensare per me, dirige anche il mio sentire, indirizza tutto il mio essere spirituale quanto più naturalmente, più inconsciamente mi abbandono a lei. Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico. Se per un tempo sufficientemente lungo al posto di eroico e virtuoso si dice “fanatico”, alla fine si crederà veramente che un fanatico sia un eroe pieno di virtù e che non possa esserci un eroe senza fanatismo. I termini fanatico e fanatismo non sono un’invenzione del Terzo Reich, che ne ha solo modificato il valore e li ha usati in un solo giorno con più frequenza di quanto non abbiano fatto altre epoche nel corso degli anni. Il Terzo Reich ha coniato pochissimi termini nuovi, forse verosimilmente addirittura nessuno. La lingua nazista in molti casi si rifà a una lingua straniera, per il resto quasi sempre al tedesco prehitleriano; però muta il valore delle parole e la loro frequenza, trasforma in patrimonio comune ciò che prima apparteneva a un singolo o a un gruppuscolo, requisisce per il partito ciò che era patrimonio comune e in complesso impregna del suo veleno parole, gruppi di parole e struttura delle frasi, asservisce la lingua al suo spaventoso sistema, strappa alla lingua il suo mezzo di propaganda più efficace, più pubblico e più segreto.

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Cominciai a osservare sempre più attentamente come parlavano gli operai in fabbrica, come si esprimevano le bestie della Gestapo e anche come ci si esprimeva fra noi, noi ebrei chiusi in gabbia. Non si potevano notare molte differenze, addirittura proprio nessuna. Indubbiamente, nazisti e loro avversari, beneficiari e vittime, erano tutti guidati dagli stessi modelli. Cercai di impadronirmi di questi modelli, e in certo qual modo questo era straordinariamente facile, perché tutto quello che veniva stampato o detto in Germania era regolato dalle norme del partito; quanto in qualche modo deviava dall’unica forma ammessa non diventava di dominio pubblico; libri, giornali, scritti ufficiali e formulari di qualche ufficio, tutto nuotava nella medesima salsa bruna e questa assoluta uniformità della lingua scritta spiegava anche quella del linguaggio parlato. Ma se per migliaia di altre persone sarebbe stato un gioco da ragazzi ricavare dei modelli, per me era estremamente difficile, sempre pericoloso e talvolta semplicemente impossibile. A chi portava la stella gialla era proibito acquistare, ma anche prendere in prestito ogni tipo di libro, periodico o giornale.

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Il veleno è ovunque: sciolto nell’acqua potabile non risparmia nessuno. Nella fabbrica di buste e sacchetti di carta Thiemig & Moebius non c’era un’atmosfera particolarmente nazista. Il direttore faceva parte delle SS, eppure per i “suoi” ebrei faceva il possibile, gli si rivolgeva con cortesia, qualche volta gli faceva persino arrivare qualcosa dalla cucina della mensa.

La più amichevole di tutti era Frieda, la gobbina, che mi aveva addestrato e mi era sempre di aiuto quando avevo qualche difficoltà con la macchina per le buste cui ero addetto. Lavorava in quella ditta da trent’anni e nemmeno la presenza del sorvegliante le impediva di lanciarmi una parola buona tra il frastuono della sala macchine. Guardai verso il posto di lavoro di Frieda e lei mi fece un cenno col capo. Un attimo dopo era vicino a me: “Albert dice che sua moglie è una tedesca. Davvero è tedesca?”... In quella creatura tanto semplice e ingenua, così poco nazista e così umana, era già penetrato l’elemento principale del veleno nazista: Frieda identificava l’essere tedesco con il concetto magico di ariano; le appariva quasi inconcepibile che una tedesca fosse sposata con me, l’estraneo, la creatura di un’altra sezione del regno animale; troppo spesso aveva udito e ripetuto parole come “artfremd” [estraneo alla specie], “deutschblütig” [di sangue tedesco], “niederrassig” [di razza inferiore].


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