[Sommario - Numero 146]
Nube di parole
Gianluca Costantini - Gianluca CostantiniArtista, attivista e autore di graphic journalism Disegna lo sport per CNN. Il suo ultimo libro è “Fedele alla linea” edito da BeccoGiallo. Il suo sito è gianlucacostantini.com. Su Twitter è @channeldraw
Avanti popolo!
Maurizio Maggiani
Kitsch
Maurizio Cucchi
Blablabla

Le parole buone che possono anche mentire

Le parole d’ordine (“fora i teroni”) non parlano alla facoltà raziocinante della persona ma alla sua pancia, addormentano la riflessione, fanno leva sui pregiudizi. Sono diventate parole-bandiera di fondo razzista “tutela”, “difesa”, “ordine”, “sicurezza”, “identità” ecc., parole importanti, ma che nei nuovi usi celano una doppia valenza: una seria (sulla via del tramonto), colma di impegno etico profondo, un’altra colorata di intolleranza: parole “buone” che possono anche mentire, perché racchiudono il loro contrario. Parole spesso sono pronunciate nella loro vuotaggine, affogate nell’indistinzione di una propaganda perenne: vedi “popolo”, parola condita in tutte le salse (il “popolo sovrano”, il “governo del popolo”: giornalisti, magistrati, medici, intellettuali, governatore della Banca d’Italia, non sono stati “eletti dal popolo”, quindi si tacciano).

Molti si bevono questi slogan, come se fossero indiscutibili, senza replica. Sono stati l’arma potente dei demagoghi, perché anestetizzano il pubblico, gli fanno scegliere ciò che magari non fa bene al suo futuro. Siamo sommersi da idee-stereotipo, che forniscono alle cose un senso indubitabile sul ciò che è bene e sul ciò che è male. Per loro tramite si fa strada la negazione del dialogo, della diversità di opinioni, si fa largo l’antidemocrazia. E ciò avviene non grazie a enunciati sottili, ma con parole semplici, o direi meglio povere, dal senso svaporato, come ci si dovesse rivolgere a degli semianalfabeti.

Parole rozze, e violente. Penso a quanto ci comunicano giorno dopo giorno i due giovani vicepremier, tribuni più a caccia di voti che preoccupati delle sorti del paese. E insofferenti tra l’altro dell’autonomia di giudizio che proviene da mondi autonomi e indipendenti come sono o dovrebbero essere stampa, magistratura, mondo della cultura, o quegli stessi poteri tecnici importanti dello Stato che non dipendono dagli organi politici ma guardano che i conti tornino (Segretari generali, Banca d’Italia, Inps…).

Manomissione o fine delle parole? Siamo preoccupati, sembra che non importi più quel che si dice, basta che la gente creda che si possano chiudere porti e aeroporti, radere al suolo i campi Rom e cacciar fuori gli immigrati... Conta l’effetto che le parole producono, non se sono vere o false. Siamo entrati nei giochi della poco nobile gara tra chi le spara più grosse, promette cose irrealizzabili. L’importante è ripeterle e ripeterle, e a forza di farlo si comincerà a credere: che l’immigrazione è “fuori controllo”, che un “terrorismo mediatico” è ciò che fa schizzare in alto lo spread, che le colpe di ogni cosa che non va sono dell’Euro e dell’Europa, di quelli che se ne stanno “asserragliati nel Bunker di Bruxelles”, che non si deve badare alle cifre del disavanzo, non sono che “numerini”, che i naufraghi non sembrano disperati ma “giovanotti palestrati”, che i “negozietti etnici” tolgono il lavoro ai nostri (“prima gli italiani”), che il Def eliminerà per la prima volta nella storia la povertà.... Purché si spari bufale e falsità con parole alla portata di tutti. La loro falsa chiarezza riesce veramente a dire il nulla, spara nel vuoto: “ce lo chiedono gli italiani”, perciò “io” (non “noi”) “tiro dritto”, “vado avanti nonostante tutto” (ci risiamo? non li avevamo già sentiti questi drammatici slogan? La memoria storica si è proprio spenta).


[Numero: 146]