[Sommario - Numero 146]
Nube di parole
Gianluca Costantini - Gianluca CostantiniArtista, attivista e autore di graphic journalism Disegna lo sport per CNN. Il suo ultimo libro è “Fedele alla linea” edito da BeccoGiallo. Il suo sito è gianlucacostantini.com. Su Twitter è @channeldraw
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La nuova lingua “social” degli ascoltatori impone una nuova lingua alla radio

Par tiamo da una constatazione banale: la lingua è la materia prima dei giornalisti. E non soltanto di quelli della carta stampata. Perché anche chi lavora per la radio, la televisione, il web, o in modo cross mediale, si interroga continuamente sui propri strumenti, sul linguaggio più consono per informare, comunicare, raggiungere efficacemente il pubblico. Constatazioni ovvie, si dirà, nelle redazioni si è sempre ragionato sugli strumenti del mestiere, sul modo migliore per catturare lettori, ascoltatori, telespettatori, navigatori. Solo che da qualche anno a questa parte tutto è cambiato.

L’epoca che ci è dato vivere non è un’epoca normale. Siamo dentro a una rivoluzione – un mondo nuovo di connessione costante che Baricco ha appena battezzato con il nome The Game - che impone a tutta la filiera del giornalismo, e quindi al percorso delle notizie, cambiamenti continui e spesso radicali. Soprattutto linguistici. Ed è per questo che dopo edizioni in cui si è cercato di monitorare il modo in cui i vari media informano gli italiani sulla cultura, o di concentrarsi su alcune espressioni culturali, quest’anno il Festival del giornalismo culturale di Urbino, Fano e Pesaro ha deciso di puntare sulla lingua, sulle parole.

Chi fa informazione si pone di continuo domande che in fondo rimandano agli strumenti che usa, e quindi al linguaggio: che lingua, quali parole deve usare un giornalista culturale nell’era delle notifiche? Cosa significa saper usare strumenti diversi per lettori variegati che leggono o guardano o ascoltano sempre più spesso su uno smartphone? Come può aggiornare i propri linguaggi? Quale il lessico più adatto? E c’è ancora spazio per pagine culturali tradizionali?

Chi scrive è un giornalista e un conduttore radiofonico che in questi anni ha vissuto in prima persona la profonda trasformazione di un medium antico, classico, di massa come la radio. La radio ha dovuto e ha saputo reinventarsi, ibridarsi con la Rete, ramificarsi attraverso i social media. E questi processi hanno imposto cambiamenti di forme e di contenuti, nella trasmissione e nell’ascolto. La radio oggi si ascolta ovunque, con i dispositivi più diversi, e non si ascolta più solo in modo lineare, magari in macchina, ma attraverso il podcast e lo streaming, quasi sempre su uno smartphone.

E cambiano anche i contenuti, che adesso vanno pensati per i pubblici più disparati, che ascoltano un frammento postato su Facebook o su twitter, o gli highlights sulla App, o un ciclo andato in onda mesi prima tramite una radio digitale. Ed è diverso anche il rapporto con gli ascoltatori, che grazie ai social media sono parte attivissima della trasmissione, partecipano, intervengono, si confrontano in diretta o dopo la messa in onda attraverso i social, la messaggistica, i whatsapp audio. Innovazioni tecnologiche con le quali gli ascoltatori si sintonizzano spesso senza difficoltà.

Negli interventi in diretta l’ascoltatore faticava e tutt’oggi fatica a sintetizzare, a non perdersi, a porre in modo secco e diretto la domanda. I whatsapp audio lo hanno come costretto ad aggiornare il linguaggio, e a esporre un concetto in 30 secondi, o una domanda in 15, e tutto scorre più fluido ed efficace. In altre parole è un universo linguistico che muta, sono parole che si rinnovano, e che bisogna conoscere. Certo, alcune strutture e molti contenuti resistono, sono sempiterni – in primis una notizia – ma all’interno di forme che evolvono.

Compito del Festival è dare conto di tutto ciò. A partire come ogni anno da dati precisi, quelli dell’Osservatorio news-italia dell’Università di Urbino su come si informano gli italiani, in particolare sui prodotti culturali. Una base fattuale che aiuterà i partecipanti – decine di giornalisti, studiosi, artisti, critici, direttori di musei, bookbloggers, musicisti – a confrontarsi nelle varie sessioni dedicate alla lingua che i diversi media usano per parlare di libri, di film, di arti visuali, di storia, di musica. Per tornare a casa – giornalisti e pubblico - più consapevoli delle proprie scelte.


[Numero: 146]