[Sommario - Numero 146]
Nube di parole
Gianluca Costantini - Gianluca CostantiniArtista, attivista e autore di graphic journalism Disegna lo sport per CNN. Il suo ultimo libro è “Fedele alla linea” edito da BeccoGiallo. Il suo sito è gianlucacostantini.com. Su Twitter è @channeldraw
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Il coraggio di Katharina la verde che parla col cuore

Non ha paura di dire «io». Io voglio, io credo, io spero. Katharina Schulze, la giovane leader dei Verdi tedeschi che ha rischiarato il voto bavarese proiettando una luce ampia su tutta l’Europa, pensa diverso perché parla diverso. E a chi la accusa di un eccesso di narcisismo nelle sue affermazioni, risponde che no, che lei «lo fa col cuore». Se c’è un punto in cui posizionare l’asse del suo compasso politico, questo è proprio quello contenuto nella accezione più larga del termine “cuore”. “Hertz nicht Hetze“, recitava lo slogan della sua campagna elettorale: cuore al posto di odio (letteralmente sarebbe istigazione, persecuzione, il gioco di parole resta intraducibile). E certo che a usare la parola “cuore” senza sentirsi infantili o, peggio, ridicoli, ci vuole coraggio. Un coraggio che “Katha” Schulze allarga aggiungendo anche spesso, nei suoi comizi, la parola “amore”. Amore per la propria terra, per l’ambiente, per le città, per i diritti dei migranti e per le donne. «La vecchia politica non parla più al cuore delle persone - ama ripetere - per il semplice motivo che non le ha a cuore».

I suoi comizi sono pieni di cartelli con cuori e di ragazzi che la salutano tenendo le dita delle mani chiuse a formare un cuore. Un continuo inno alla gioia, che ha l’incredibile potere di emozionare, e di non suonare falso.

Il colore di “Katha” però non è il verde, come la bandiera del suo partito, e neanche il rosso con cui in genere i cuori sono rappresentati. Lo sfondo su cui campeggia il suo volto nella pagina del sito katharina-schulze.de è un rosa vivo e schocking. «Mi sono stufata di vedere solo uomini bianchi e anziani a rappresentarci - ha ripetuto nel corso della sua campagna elettorale - è giunto il tempo di una politica esplicitamente e indubitabilmente femminista, che si faccia carico di colmare il divario negli stipendi e nella rappresentanza, io voglio più donne a fare i ministri e a governare le aziende». Non chiede permesso, non si scusa, non ha neanche tanto garbo: le vuole e basta (spesso, nei suoi Tweet, comprare l’hashtag #smashthepatriarchy, distruggere il patriarcato). E alla domanda “chi è il tuo eroe?” risponde: «Eleanor Roosevelt, perché non è stata solo una First Lady, ma soprattutto un’attivista per i diritti umani».

Il segreto di Katha è proprio in questa abile mescolanza di dolcezza e assertività, di sorrisi e fermezza, di attenzione e intransigenza. Come quando parla dell’Europa, denunciando l’assurdità di chiudere le frontiere e reclamando per sé e per tutti il diritto a conservare «il regalo più bello che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno fatto». E a chiunque l’abbia vista pronunciare queste parole dai molti palchi elettorali della Baviera, sembra quasi di vederla bambina, pronta a tirare calci per difendere il dono appena ricevuto: «Non dobbiamo permettere a Orban, Kurz o Salvini di portarcelo via». Persino i suoi avversari le riconoscono una qualità piuttosto rara: «Dice sempre le stesse cose, ma ogni volta è come se fosse la prima, e ogni volta ti convince di nuovo».

Nella sua pagina Web Katharina Schulze ha scelto di scrivere in “Leichte Sprache”, un tedesco facilitato, per due ragioni: «voglio essere capita da chi ha problemi con un linguaggio troppo articolato, e dagli stranieri che stanno ancora studiando il tedesco». Seguono i suoi argomenti sulla politica migratoria, tutti preceduti da un “Io voglio!” scritto forte e chiaro: una politica di asilo umanitaria, la fine delle morti in mare, una vera politica di integrazione, e che arrivino stranieri a lavorare qui. «Ne abbiamo bisogno, basta parlarne con qualsiasi conoscente che abbia un’impresa o un’ attività».

Sono in molti, in Germania, a considerarla eccessiva, “troppo teatrale”. Ma sono ancora di più quelli che pur di starla a sentire pagherebbero persino il biglietto.


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