[Sommario - Numero 146]
Nube di parole
Gianluca Costantini - Gianluca CostantiniArtista, attivista e autore di graphic journalism Disegna lo sport per CNN. Il suo ultimo libro è “Fedele alla linea” edito da BeccoGiallo. Il suo sito è gianlucacostantini.com. Su Twitter è @channeldraw
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Crediamo senza riflettere, è un mondo di Acchiappacitrulli

«Noi pensiamo con il pensiero di un altro», dice Lamberto Maffei. Perché «il pensare è stato soppiantato dal credere». Ma non è solo questo il segno della nostra sconfitta, come cerca di spiegare Maffei, docente di neurobiologia alla Normale di Pisa, già presidente dell’Accademia dei Lincei. Ha scritto un bellissimo libro sulla parola Elogio della parola , Il Mulino, sul suo svuotamento, sulla fuga da quello che rappresentava nella nostra vita.

Ma quali sono i meccanismi che hanno determinato tutto ciò?

«Derivano da una serie di fattori in cui la globalizzazione ha un suo ruolo importante perché si sono diffusi i nuovi mezzi di comunicazione. La bulimia dei consumi e l’anoressia dei valori hanno cambiato la gente. Abbiamo perso quel contatto con la ragione, siamo diventati più passivi, abbiamo perso interesse. E c’è chi approfitta di questa situazione, soprattutto nella politica. Io li chiamo gli acchiappacitrulli. E i citrulli siamo noi. Siamo diventati punti di riferimento. Si dice “l’ha detto lui”. Noi siamo un po’ pecore in balìa del pastore. È più facile fare le pecore. Si trasforma la ragione in false notizie. La verità non conta più. Il Q.I. viene valutato a seconda di quanto vai in televisione. È l’assurdo della ragione».

E perché avviene tutto questo?

«La globalizzazione significa omologazione del pensiero. La parola ora viene diffusa da un mezzo così potente, quello della comunicazione visiva. La parola ha perso il filo della ragione, ma ha acquistato potere. La parola è lenta. Mentre la comunicazione, i social, facebook, twitter, i messaggini, sono così rapidi, sono pennellate di pensiero. Il pensiero lento ha ceduto il passo a quello rapido, e sembra che gli individui non abbiano più tempo per ascoltare e riflettere, e preferiscano decidere come se la rapidità fosse un valore economico, politico e comportamentale. Il pensiero globalizzato non ha diffuso uguaglianza, ma il contrario».

Si può quasi dire che stiamo regredendo? Il nostro cervello sta retrocedendo?

«A me viene il dubbio proprio di sì, perché si sono persi questi fattori, compreso quello della meraviglia. Siamo animali che si stanno allontanando dalla parola. In questo mondo globale noi abbiamo perso il pensiero perché le protesi del cervello, che sono facebook e i social, ci dicono cosa fare. La rete è molto abile. Si sa che le cose date al cervello, vi entrano. Noi pensiamo con il pensiero di un altro. Questo è il succo. Quello che ci dice il politico diventa il nostro pensiero».

Ma le parole dominanti, quelle che fanno effetto poi, sono semplici, no?, sono solo parole povere, persino rozze e volgari?

«Oggi le bastonate delle ronde fasciste non sono più necessarie. Il bastone è diventato la parola. Siamo diventati tutti fascisti, nel senso culturale della violenza, abbiamo perso il rispetto degli altri, il concetto di solidarietà. Siamo molto robotici. Ci pigiano il tasto e noi muoviamo. Il pensare è stato soppiantato dal credere. Noi crediamo senza riflettere quello che ci dicono».

Sono possibili delle correzioni?

«No. Non si vedono in tutto il mondo, non solo da noi. La globalizzazione è una malattia dilagante. Non fa morire nessuno, ma il pensiero di molti».

E quali sono le parole più ricorrenti? Le frasi simbolo di questa malattia?

«Non entro nel merito degli slogan politici. Di promesse e fake news. Più in generale, pensate a quante volte sentite dire “ora non ho tempo. Non ho tempo per ascoltarti”. Ascoltare è pericoloso: potrebbe causare la scomparsa di quell’aura, fatta di chiacchiere che generano ugualmente reverenza e rispetto, creata dai grandi media, dalle tv e dalla rete. Il dibattito potrebbe addirittura diventare razionale e rimandare al mondo reale dove le auree non esistono. Ora conta il suono della parola invece del significato nelle cose dette da chi vuole convincere. Il grido è fuori dalla ragione. Oggi si grida. Mi viene in mente la volgarità del linguaggio. Anche in un contesto che volgare non può essere. Molte persone trasmettono un messaggio in cui non credono. L’io viene sempre fuori. E poi vengono gli slogan».

Quali parole secondo lei identificano Salvini e Di Maio?

«In uno l’arroganza, anzi la prepotenza del pensiero. Questo è uno slogan che piace molto al citrullo perché trova sicurezza. L’uomo non vuole la libertà, ma la sicurezza. E le parole forti e arroganti danno sicurezza. L’altro parte da concetti diversi, spesso ha un pensiero che si confonde con se stesso e finisce per dare meno sicurezza. Urla, ma grida più piano. Mentre il primo mostra di non avere dubbi, il secondo sembra averne».

In tutto questo che cosa ha ancora un senso? La poesia sopravvive?

«L’uomo vive di illusioni, noi abbiamo questi rinforzi per allontanarci dalla paura che abbiamo di morire. E la poesia delle parole, di un’immagine, di un tramonto, è ancora la nostra gioia».


[Numero: 146]