Romania gli euro entusiasti

Internet arriva anche dove non ci sono ancora le fognature: le luci e le ombre del mio paese

Primo paese dell’Unione Europea per la crescita economica (7% nel 2017, tra i primi nel mondo) mentre i suoi cittadini sono tra i più euro-entusiasti. Questa è la Romania, uno stato di 19 milioni di abitanti, che anno dopo anno vedono il Paese cambiare. Basta andare a Bucarest (“la piccola Parigi”), camminare lungo il fiume Dambovita e mentre si arriva nel Centro Vecchio si sente già lo spirito di una vera capitale europea. Tra gli innumerevoli mall ultramoderni, dove le multinazionali continuano ad aprire nuove sedi, spuntano quartieri nuovi, di lusso, mentre alcuni palazzi grigi di Ceausescu si tingono di colori accesi. Alla Romania va anche il primo posto nell’UE per quanto riguarda la velocità di Internet (quinto posto nel mondo) che arriva anche nei più sperduti angoli del Paese.

Ma dove magari internet c’è, mancano le fognature (metà della popolazione romena non ha accesso ad acqua potabile) e il gabinetto continua a essere fuori casa. Perché in realtà la Romania non significa solo la capitale Bucarest o le contee sviluppate di Timisoara, Sibiu, Brasov Cluj o Costanza ( la Romania ne conta 41 ) ma anche le contee più povere come Teleorman o Vaslui, con un indice di occupazione molto basso, dove la gente vive di sussidi sociali. È la Romania dei contrasti e dei paradossi.

I giovani romeni guardano verso l’Europa e si aspettano che anche l’Europa li guardi quando scendono in piazza per protestare contro la corruzione. Da gennaio 2017 (dopo la vittoria nelle elezioni dei social democratici-PSD-) il clima sociale in Romania è segnato da frequenti manifestazioni. Centinaia di migliaia di persone protestano in Piazza Victorie, davanti alla sede del Governo e nelle grandi città contro la riforma della giustizia, voluta dal principale partito della Romania, il PSD, e il cui leader Liviu Dragnea è stato condannato (non in via definitiva) per corruzione. Con lo slogan #Rezist i manifestanti sono scesi in piazza per la difesa della giustizia e dello stato di diritto. Tra di loro c’è anche il filosofo Mihai Sora (101 anni).

Anche Bruxelles ha criticato il modo in cui la maggioranza (formata dai social democratici del PSD e i liberal democratici di ALDE) intende modificare le leggi della giustizia e ha chiesto di continuare invece la lotta alla corruzione che negli ultimi anni ha avuto risultati significativi. Il 10 agosto a Bucarest erano in 100.000 per protestare, tra cui molti romeni che lavorano all’estero, venuti appositamente. È stata la prima volta in cui le forze di sicurezza sono intervenute pesantemente con gas lacrimogeni e ferendo oltre 400 persone.

Nonostante i passi in avanti infatti i sondaggi dimostrano che emigrare resta una delle principali opzioni per i giovani romeni. I socialdemocratici al Governo hanno aumentato gli stipendi ma anche l’inflazione (primato nell’UE con il 4,3% ad aprile). Conseguentemente è diminuita la capacita di acquisto. E la Romania è il secondo paese al mondo, dopo la Siria (secondo un rapporto dell’ONU) per emigrati. Si stima che tra i 10-12 milioni (4-5 milioni nei paesi UE) di romeni vivano all’estero . L’anno scorso la diaspora ha inviato in Romania 4,3 miliardi di euro. Soldi investiti in nuove case e nei beni, autoctoni e stranieri, che il mercato offre.

L’economia della Romania rappresenta 1,23% dell’UE, cioè la sedicesima secondo l’Eurostat. Che l’adesione all’UE abbia portato benefici al paese non ci sono dubbi: crescita economica, investimenti stranieri, stipendi medi almeno raddoppiati. Il Paese si confronta però con una forte carenza di mano d’opera specializzata, emigrata in altri paesi dell’UE (la maggior parte in Italia, oltre un milione). Molti investitori stranieri che negli ultimi anni hanno delocalizzato in Romania (tra i primi furono gli italiani a Timisoara) per la mano d’opera a basso costo si trovano ora in difficoltà. Manca la mano d’opera anche nei grandi cantieri. Per questo il Governo di Bucarest è stato costretto ha aumentare i permessi di lavoro per gli operai che provengono dai paesi non UE ma dall’Asia o dall’Africa.

Da Bruxelles sono sempre arrivate rassicurazioni. Perché nella società romena c’è una grande voglia di Europa, di continuare lo sviluppo del paese, un atteggiamento progressista appena dimostrato durante il Referendum per la famiglia tradizionale, invalidato per la mancanza di quorum.


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