Romania gli euro entusiasti

E tante grazie ai romeni che attraversano la nostra vita

Mafia, mandolino e spaghetti. Dicevano gli altri quando eravamo noi italiani ad immigrare. Ora gli altri, qui, sono i romeni, la più popolosa comunità straniera che vive nel bel paese. Bello poi neanche troppo almeno per l’accoglienza che gli è stata riservata. Ricordate cosa disse in anno e mezzo fa Luigi Di Maio su Facebook ? «L’Italia ha importato dalla Romania il 40 percento dei loro criminali.» Ecco loro come noi. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Un comandamento della religione che ci accomuna ai romeni, cristiani come noi, o insieme ai pregiudizi che abbiamo subito e ancora subiamo.

In realtà i romeni, un milione e 300 mila, si danno un gran da fare e non a “farci del male”. Certo alcuni episodi feroci che la cronaca ci ha riportato come la rapina di Lanciano non aiutano un ragionamento sereno. La verità però è che i romeni sono dei gran lavoratori. Le donne sono occupate principalmente nel lavoro domestico. E chi ha bambini o genitori da accudire sa quanto siano preziose ed efficienti. Invece la vulgata è che le romene fanno le badanti per sposarsi i vecchi. Mariana ha 31 anni, viene da un paesino della Moldova, zona Nord Est della Romania, è qui da 10 anni e lavora a lungo orario anche dopo aver avuto due bambini. I suoi datori di lavoro li chiama “la mia famiglia”. «Ho cresciuto io i ragazzi mentre la mamma lavorava fuori casa e per me sono come figli. Sono sempre stata trattata bene sul posto di lavoro, ma so cosa significa essere guardata male, sull’autobus per esempio dove le italiane si stringono la borsa perché pensano che tu sia una ladra».

Le donne romene in Italia in maggioranza rispetto agli uomini che qui si sono dati principalmente all’edilizia. E in molti da manovali sono diventati “padroncini”. Ma ci sono anche parrucchieri, operatori turistici, infermieri. «Eppure pensano che siamo tutti ladri», dice Dan che di lavoro fa il trasportatore di elettrodomestici per i negozi di elettronica. «E ubriaconi».

Ormai siamo alle seconde generazioni, quei ragazzi e ragazze che della Romania conoscono solo la casa della nonna quando tornano l’estate. 8000 di loro frequentano l’Università. In 160mila sono iscritti alle nostre scuole. Il romeno lo capiscono ma preferiscono parlare l’italiano. Nonostante questo il pregiudizio è ancora forte. Christian vuole fare il parrucchiere da grande e adesso frequenta un istituto professionale. «Ho molti amici in classe, e non mi sento discriminato anche se preferisco che mi chiamino Cristiano perché così i loro genitori non si preoccupano. Ogni volta che un mio connazionale commette un crimine mi vergogno e sento gli occhi delle persone addosso come se fossi anche io colpevole».

Cosmi, 22 anni, invece ricorda ancora quando dieci anni fa le ruspe abbatterono la baracca nel campo di via del Baiardo dove viveva con la famiglia. «Stavo tornando da scuola e ho visto la mia casa accartocciata, sono corso per cercare di salvare qualche libro di scuola. Siamo poveri ma brava gente anche se abbiamo sempre vissuto in case di fortuna. Adesso lavoro con mio zio e faccio l’autista dei pulmini che fanno la spola con la Romania per portare cose e persone. Ma vorrei andarmene da qui, in Francia dove magari non pensano che siamo tutti criminali».

Italiani brava gente.


[Numero: 145]