La fabbrica dei libri che non si leggono

Otto libri ogni ora non fanno bene all’editoria

Troppi? Quasi 70 mila libri all’anno; circa 190 al giorno; 8 ogni ora. Uno tsunami di carta. Dove tutto si confonde, si perde, titoli e autori si cannibalizzano a vicenda. Dice la statistica fatta con la legge dei polli di Trilussa che la vendita media per titolo è di 160 copie, e dunque il 90% degli scriventi riesce a piazzare meno di cinque copie e ciò significa che neppure i parenti più stretti fanno lo sforzo di acquistarlo. Dal tabernacolo dello scrittore al macero, con un breve passaggio in libreria.

Cominciava con queste parole la provocazione lanciata agli editori italiani il 23 settembre dalle pagine de La Stampa da Bruno Ventavoli, responsabile del supplemento librario TuttoLibri. Una denuncia: troppi libri buttati sui banconi delle librerie su un mercato di lettori - ahimè - più stretto, sono il sintomo di una patologia economica e culturale. Carta stampata che vive su altra carta stampata e non importa che poi siano in pochi a leggere quei fogli: è la spirale impazzita che mantiene se stessa.

Ma Ventavoli voleva dire anche qualcos’altro: non c’è dietro a tutto ciò l’abdicazione al ruolo più autentico dell’editore, quello di scegliere un testo e un autore e di puntare su esso anche se non viene immediatamente premiato dal mercato? La risposta a questa domanda è difficile, in queste pagine del nostro numero di Origami trovate angoli e pareri diversi. Tuttavia la quantità può anche essere qualità: più offerta significa maggiore possibilità di scelta per il lettore. Il mercato ha determinato successi del tutto imprevisti. Infinita è la storia di grandi libri che non erano stati riconosciuti come tali dagli editori. Tutti sanno il rifiuto che ebbe il primo capitolo della Recherche di Proust. Anche Primo Levi con Se questo è un uomo che è oggi uno dei libri più noti e tuttora diffusi nel mondo, dovette aspettare dieci anni per essere riconosciuto dall’Einaudi. Per venire a tempi più recenti, la prima edizione di Gomorra di Roberto Saviano, un successo globale, è stato tirato in poche migliaia di esemplari.

Ogni autore inedito e ogni opera prima equivalgono a una scommessa, quasi come una puntata sul tavolo verde della roulette: si può vincere e si può perdere ma nella dispersiva quantità di titoli che si stampano oggi in Italia sembra che si sia persa la capacità di puntare e che si aspetti che sia il mercato, sulla quantità, a determinare il successo di un titolo, o la sua precocissima condanna insieme all’ autore. I numeri spropositati e inversamente proporzionali alle vendite lo dimostrano. La bulimia non fa bene a nessuno, soprattutto a chi crede in quell’oggetto prezioso e unico che è un libro.

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