maleducati e un po' razzisti ecco i robot

Dal mito del Golem al cyborg RoboCop: l’uomo insegue un immaginario già reale

Transumano e postumano. RoboCop e Bladerunner. Erano gli Anni 80 e il cinema immaginava un futuro fatto di cyborg e androidi. Oggi, mentre ci si aspetta che la robotica e la bionica appartengano a un domani ancora remoto, la trasformazione già investe le nostre vite. L’integrazione tra uomo e macchina è evidente, in forme diverse, nella medicina, nell’industria, nelle relazioni sociali. Una rivoluzione che richiede categorie ontologiche e coscienze nuove. Ma che può trarre vantaggio da una lunga tradizione di miti e iconografie: dai golem all’androide Olympia di Hoffman fino al cinema. Con la filosofa politica Barbara Henry, professore ordinario presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e da anni coinvolta nelle attività di ricerca del Istituto di BioRobotica presso la stessa Sant’Anna proviamo a ricostruire l’orizzonte mentale e legale in cui ci stiamo muovendo.

Professoressa Henry, siamo preparati alla rivoluzione della robotica?

Per affrontarla serve un connubio di discipline. Non solo scientifiche. Ma anche giuridiche e sociali. Come ha ricordato di recente il portavoce di Lg Electronics, I.G. Park, fra pochi anni l’internet delle cose rivoluzionerà la nostra esistenza: la cucina imparerà i nostri gusti da quello che guardiamo in TV, l’auto a guida autonoma saprà quando portare i bambini a scuola, i nostri dispositivi diventeranno sempre più intelligenti. Sulla interdisciplinarità necessaria molto ci dicono anche gli acronimi di alcuni ambiti di ricerca, come Grin (Genetics, Robotics, Information Technology, Nanotechnology) o Nbic (Nanotechnology, Biotechnology, Information Technology, Cognitive Science). L’età cibernetica è già presente e fa emergere sfide cruciali, cognitive, ontologiche, antropologiche, ancor prima che etiche, relative al connubio fra homo sapiens sapiens e machina sapiens. Ma il futuro non è ineluttabile né scritto, e dipende dalle risposte che daremo a queste sfide.

Eppure l’immaginario culturale era arrivato prima delle scienze a questa interazione tra uomo e macchina, tra natura e artificio. Nel suo testo “Dal golem ai cyborg” (Belforte, 2013) cita ad esempio questa figura della tradizione ebraica come antesignana.

Certo, il golem presenta segni di anticipazione della figura del cyborg. È fatto di terra e acqua, viene creato con una funzione, quella di usbergo, che lo collega anche a un immaginario pop futuristico come ad esempio il cyborg RoboCop: chi è RoboCop se non un superpoliziotto? E così il golem nasceva anche con la funzione di proteggere il popolo ebraico dall’accusa, infamante, di compiere sacrifici umani. Non solo. Poteva avere anche un’identità di genere. Uomo o donna. E soddisfare esigenze sessuali. Qualcosa di antesignano per molti versi ai nostri odierni robot del sesso.

I cambiamenti nella società avvengono spesso prima di quelli legislativi. Come ci si sta attrezzando per regolare questo mutato scenario?

Molto si sta muovendo, con reazioni e riflessioni importanti. È il caso ad esempio della risoluzione del parlamento Europeo del 16 febbraio 2017 sulle norme di diritto civile sulla robotica. L’aspetto che ha fatto più discutere è contenuto al comma f del paragrafo 59. Lì si invita a esplorare “L’istituzione di uno status giuridico specifico per i robot, di modo che almeno i robot autonomi più sofisticati possano essere considerati come persone elettroniche, responsabili di risarcire qualsiasi danno da loro causato”, spingendosi fino a invocare “il riconoscimento della personalità elettronica dei robot che prendono decisioni autonome o che interagiscono in modo indipendente con terzi”. Un passaggio fondamentale e che ha fatto insorgere ad esempio la Comece (Catholic Church in the European Union) che teme l’offuscamento del confine fra vivente e non vivente.

Da coordinatrice del PhD in Human Rights and Global Politics, come sta impattando l’uso dei robot sulla geopolitica?

In molti modi. E anche qui ci sono nuove sfide etiche da affrontare. Il Future of Life Institute ha promosso il 19 luglio una petizione rivolta ai governi e sottoscritta da circa 2400 scienziati, fra cui Elon Musk (Tesla) e i fondatori (Hassabi, Legg, Suleyman) di Google Deep Mind (il comparto che si occupa di AI) contro la realizzazione e l’utilizzo di robot soldato in grado di uccidere senza la supervisione di un essere umano. Musk e Suleyman avevano già sottoscritto un anno fa una petizione all’Onu di oltre cento fra i fondatori di aziende di robotica e di intelligenza artificiale contro la corsa alla armi letali autonome.


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