migranti del clima salvatori del gusto

Un’astronave per i kiwi

Qui da noi nel distretto del prelibato kiwi romagnolo non è che possiamo ancora stare lì a vedere come vanno le cose. Le cose vanno così che il kiwi vuole l’acqua e di acqua non ne viene più giù dal cielo e non ne viene neanche più su dal fiume, e a dirla tutta per non perdere il raccolto bisogna andare al fiume a rubargliela con le autobotti, con il rischio che se ti beccano quelli che hanno i campi nella bassa giù verso il mare ti linciano, perché con la secca che c’è, ogni litro di acqua dolce in meno che scende alla riviera è un litro di acqua di mare in più che risale il fiume e avvelena la campagna. Le cose vanno che siccome non nevica più è arrivato il coleottero turco che mangia estate e inverno senza tregua e quello che mangia più volentieri sono i gutti del kiwi, per non parlare della pulce cinese, o pakistana o bengalese ancora non si sa bene, che è praticamente invisibile e, guarda caso, si trova bene al nuovo asciutto di primavera, la pulce si mangia gli stami del fiore e addio impollinazione, alla Regione non sanno che pesci pigliare perché non si sapeva nemmeno che esistesse, e se una pulce non esiste non esistono nemmeno gli antagonisti.

Insomma, con le mani in mano non ci siamo stati e infatti abbiamo messo su una delegazione e siamo andati a vedere le nuove serre che ha impiantato la multinazionale del kiwi zelandese che vuole puntare sul nostro distretto e ci ha messo una filiale proprio nelle terre dietro la chiesa. Chi ci poteva credere; per entrare ci hanno messo le tute antisettiche, i copriscarpa e la mascherina, come entrare in una sala operatoria. Ma che spettacolo burdel, kiwi in vaso, irrigazione e alimentazione digital control, ombreggiature e soleggiamenti regolati via satellite, zero parassiti, zero malattie, una cosa da astronave idroponica. E il fiore nel fiore è il prodotto, il kiwi senza il pelo, da mangiare con la buccia e tutto, si sapeva che ci stavano lavorando da vent’anni, ma nessuno ci sperava davvero. C’è un po’ il problema che nessuno qui ha i soldi per comprare la licenza degli impianti alla multinazionale; cioè, uno ce li ha, ma solo lui.


[Numero: 140]