migranti del clima salvatori del gusto

Mangiare carne si può meno e meglio rispettando gli animali

Cambiamento climatico, consumo spropositato di acqua e suolo, deforestazione, perdita di biodiversità, aumento della sofferenza animale da un lato e della salute umana dall’altro: di cosa stiamo parlando? Di carne e degli effetti che la sua produzione intensiva e il suo consumo odierno hanno sul nostro pianeta e sulle nostre vite. La situazione è così grave che la reazione di alcuni è quella di eliminare il “problema” alla base, diventando vegetariani o vegani. Scelte comprensibili e da rispettare, ma che non rappresentano l’unica soluzione possibile per i consapevoli che hanno a cuore il pianeta e al contempo rispetto per gli animali. Slow Food questo lo sa bene, ed è per questo che all’eliminazione totale del consumo di carne predilige la scelta di una carne buona, pulita e giusta, che spesso è legata a persone che prima ancora di essere allevatori, sono custodi della terra e militanti della biodiversità. Persone la cui sopravvivenza è fortemente minacciata dal sistema alimentare vigente e dai prezzi stracciati della carne industriale che annienta la competizione con la loro, più costosa perchè qualitativamente superiore.

Terra Madre Salone del Gusto è l’occasione perfetta per dar voce a chi, nel 2018, riesce ancora a conservare, come ci insegna la sociologa francese Jocelyne Porcher nel libro Vivere con gli animali - un’utopia per il XXI, quel rapporto mutualistico ed empatico uomo-animale che ha caratterizzato la nostra società per millenni, ma che pare abbia dimenticato negli ultimi cinquant’anni. Difatti, mentre nell’area intitolata Slow Meat si promuoverà una forte riduzione del consumo di carne attraverso incontri a tema, laboratori del gusto, scuole di cucina e percorsi interattivi, nello stesso padiglione ci saranno decine di stand di allevatori e norcini, esempi concreti del fatto che, in diversi angoli del mondo, l’utopia teorizzata dalla Porcher è già realtà. Uno di questi è di Christian Aguerre, allevatore e trasformatore di suini bradi nei Paesi Baschi, in Francia. Insieme ad altri sette piccoli fermiers tutela il Maiale Basco del Kintoa, divenuto Presidio Slow Food, salvandolo da un’estinzione che l’arrivo degli allevamenti intensivi aveva annunciato all’inizio degli anni Ottanta: questa razza, infatti, non si presta alla stanzialità degli allevamenti convenzionali e nonostante otto secoli di storia, era stata abbandonata da molti perchè non efficiente.

Ma per Christian la sua fattoria non è un’industria, ma un’entità sacra e i suoi maiali non mere macchine da carne, ma monumenti e patrimonio da salvaguardare: allevati allo stato brado, liberi di muoversi nelle campagne basche, crescono lentamente (andando contro l’idea produttivista della crescita veloce, tipica degli allevamenti intensivi) e rendono meno - in termini di quantità - rispetto ad altre razze commerciali. Una scelta che predilige la qualità e la filosofia “meno e meglio” che tutti dovremmo abbracciare, anche e soprattutto come consumatori. Continuare a mangiare carne con i livelli di consumo a cui si è abituato l’Occidente è davvero insostenibile: se anche solo i popoli di Cina, India e Brasile iniziassero a consumarne la stessa quantità, non basterebbe la superficie della terra per sfamare il bestiame. Secondo i dati della FAO, infatti, nei paesi sviluppati il consumo annuo pro-capite è in media di 80 chili (un cittadino americano ne mangia mediamente 125, un europeo circa 74) e ci si ammala di obesità e di problemi cardiovascolari; nei paesi in via di sviluppo, invece, ci si attesta su un consumo annuale medio di 33,3 chili e si soffra ancora per fame. Per questo motivo si parla di contrazione e convergenza: per poter salvaguardare salute e clima, il Nord del mondo - responsabile di questa situazione - deve ridurre i consumi almeno del 50%, e al contempo il Sud ha bisogno di convergere, aumentandoli a un ritmo sensato. Il cambiamento richiede l’impegno di tutti e la consapevolezza di essere responsabili del pianeta su cui viviamo.


[Numero: 140]