papà giochiamo insieme

I signorini giocano in spiaggia con le biglie

Dai tempi di Huizinga (1939) e di Caillois (1958) tanto si è scritto sull’importanza di storia e tecnica dei giochi per la antropologia culturale che le persone di buon senso cominciano ad avvertire un senso di sazietà. Succede così che mentre alcuni ritardati mentali fanno ancora dell’ironia sulla storia e tecnica dei giochi, altri, in anticipo sui tempi, fanno già dell’autoironia, come per esempio Gianni Micheloni in questo suo libro sulle biglie di plastica. L’autoironia di Micheloni è il suo stile, e investe vistosamente i suoi riferimenti bibliografici, così precisi che sembrano finti.

Ma solo gli hegeliani meridionali privilegiano “quanto è” rispetto a “quanto non è”, cioè la “realtà” rispetto alla fantasia”. Se ci fosse bisogno di portare un’estrema convalida alla bontà della tesi del Micheloni (le biglie sono ciclisti) basterebbe un paragone coi parenti poveri delle biglie, i tappi a corona (tappi di bottiglie di birra o di acqua minerale, che si tolgono con l’apribottiglie anziché col cavatappi): c’è il calciotappo (parente del Subbuteo; qui non c’interessa), e oltre al calciotappo cosa c’è? C’è il ciclotappo. Non si è mai sentito parlare di autotappo o di mototappo.

Qui forse si potrebbe imboccare un sentiero laterale. Chi sostiene che fra i giochi di biglie, biglie di terracotta, un tempo numerosi (sul mucchio, l’inseguimento con cinque varianti, biglia al bersaglio, biglia al cerchio, fuori la biglia, biglia a bocce, nove buche, il ponte, la raccolta delle prugne eccetera, e la burella del Mitelli che è una variante di battimuro eccetera), sopravvive solo quello del circuito, potrebbe a buon diritto ritenere che tale fenomeno sia correlato al successo delle biglie di plastica con immagini di ciclisti incorporate: la biglia, qualsiasi biglia, anche di terracotta, non sarebbe più vista come una piccola boccia, un proiettile e simili, bensì come un corridore ciclista. Se questo fosse vero, staremmo facendo della biglia di plastica il massimo elogio. Parliamo dunque, per finire, del ciclotappo.

Io sono stato con Gualtiero Schiaffino e Luigi Spagnol tra i promotori o sansepolcristi della Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo. Quindi non dovrei battere ciglio se il Micheloni auspica la formazione di una Federazione Italiana Gioco Biglie. Ma senza fare lo iettatore credo avrebbe più successo una Federazione Italiana Gioco Biglie (intendo Biglie-di-Terracotta o altri materiali) che non un Federazione Italiana Gioco Biglie-di-Plastica. La Biglia-di-Plastica è cosa moderna (Anni 60? fine Anni 50?), la Biglia-di-Terracotta o altri materiali è cosa antica, e fa scattare molle di maggior nostalgia o “com’eravamo” eccetera.

Uno tra i migliori capitoli del Micheloni è quello sul tiro di indice o di pollice. E giustamente dice il Micheloni che “il tiro di pollice è stato portato sulle spiagge da giocatori di biglie di estrazione stradale” ossia di bassa estrazione sociale; gente “abituata a giocare con biglie (di terracotta o di metallo o) di vetro o con tappi e tollini, giocatori perlopiù di professione, avidi di guadagno, rissosi, incuranti della bellezza del gesto, incapaci di progettare piste innovative, insensibili alla bellezza del morbido fluire della biglia di plastica sulla pista di sabbia”.

Verissimo, giustissimo, sacrosanto invito alla rissa. Chi mi invita alla rissa mi invita a nozze. Incominciando con gli insulti oggi, per venire alle mani domani, i giocatori di biglie di plastica sono un po’ tutti dei signorini di buona famiglia, di famiglie borghesi o piccoloborghesi.


[Numero: 138]