papà giochiamo insieme

E accetta la sfida: ce la puoi fare anche con i videogiochi

Quando un anno fa è esplosa la moda di Pokémon Go, il gioco mobile che permetteva di catturare e collezionare le famose creature Nintendo, molti genitori ci hanno giocato con i propri figli, memori di quando facevano la stessa cosa negli Anni 90. Nel gioco può capitare di non riuscire a catturare un Pokémon per vari motivi e, per quanto un bambino possa arrabbiarsi o piangere, la situazione non cambierà. C’è però una cosa che il genitore può fare per trarre il massimo da questa esperienza: utilizzarla per spiegare che nella vita non sempre ottieni ciò che vuoi. Ecco perché dovreste giocare con i vostri figli.

E potreste insegnargli qualcosa anche giocando con loro a Street Fighter V, sconfiggendo assieme il crimine nell’imminente gioco di Spider-Man, perdendovi tra le avventure di Zelda: Breath of the Wild, vincendo la Champions League su FIFA 19 o primeggiando su Fortnite. Vi sembra assurdo? Non lo è.

Con l’arrivo dei computer casalinghi, dei videogiochi e successivamente di internet e degli smartphone si è innescato un processo unico nella storia dei rapporti familiari: si è creato uno spazio in cui i ragazzi erano più esperti dei genitori. Questo ha generato per anni una sorta di stigma nei confronti dei videogiochi, che hanno dovuto subire il rituale di ogni cosa nuova che entra nel flusso della cultura contemporanea: l’accusa di traviare le giovani menti. Anche considerando il fatto che un videogioco, come qualunque cosa, dev’essere utilizzato con giudizio, molti studi hanno ampiamente sconfessato queste credenze e l’idea che un videogioco violento ti renda un serial killer.

Il concetto stesso di videogioco si è evoluto tantissimo in questi anni, abbracciando esperienze sempre più complesse e diverse tra di loro, pensate per bambini, adolescenti e adulti, e ha ampliato il suo pubblico fino a rappresentare una delle industrie più redditizie del momento. Il videogioco è una forma di espressione che sta raggiungendo la sua maturazione, ma anche i videogiocatori si sono evoluti, i primi sono diventati padri a loro volta, ed è anche per questo che oggi i videogame non dividono più le generazioni, ma le uniscono.

Giocare insieme può essere un’ottima zona franca, soprattutto in quella fase dell’adolescenza in cui si reclamano i propri spazi e i propri luoghi, un momento che un genitore può trasformare in esperienze formative, divertenti e comunitarie.

E poi è importante per un genitore capire a cosa stanno giocando i propri figli, quali effetti hanno su di loro le azioni che compiono nel gioco, se il gioco è adatto per la loro età e se riescono a contestualizzare bene ciò che succede. Tutte cose che si capiscono bene giocando assieme, non proibendo a priori.

Se amate i videogiochi tutto questo sarà più facile, ma anche se non fanno per voi sappiate che mostrare interesse per le passioni dei vostri figli instaurerà subito un rapporto, renderete quella cosa un momento speciale, da attendere con piacere, un’attività che vi legherà. Scegliete pure voi il gioco che preferite, magari qualcosa in cui vi sentite più sicuri, altrimenti, lasciate che ci pensi lui, o lei, a guidarvi. Mettersi nella posizione di dover insegnare li porterà a sviluppare doti di comunicazione ed empatia. Ovviamente starà anche a voi stimolare una discussione e magari cercate di non fare troppo schifo! In alcuni casi non importa neanche giocare assieme, anzi, darsi il turno può stimolare la conversazione, perché uno dei due sarà impegnato a osservare mentre l’altro gioca.

Il crollo delle barriere tra genitori e figli che si verifica durante un videogioco permette di trasformare un’attività spensierata in un momento di conversazione e crescita. Stimolerà la capacità di coordinazione e di cooperazione, ma non solo una questione di riflessi. Molti dei giochi più popolari di oggi si basano su situazioni complesse che richiedono decisioni altrettanto complesse e deliberate. Questi scenari offrono momenti di apprendimento in cui un genitore può stimolare delicatamente la conversazione, disegnando paralleli dall’azione sullo schermo alle situazioni del mondo reale.

E se proprio giocare non fa per voi, sedetevi accanto a lui e fate qualche domanda. «A cosa stai giocando? Ti diverti? Di cosa tratta il gioco?». Insomma, basta fare il genitore.


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