papà giochiamo insieme

Ci sconnettiamo? Prova il brivido di un’estate estrema senza internet

Mio fratello ha quindici anni. Il suo nome è Federico, ma si fa chiamare Cek23: l’username che usa sul cellulare quando chatta o sulla Playstation quando gioca a Fortnite, un videogioco online dove 100 ragazzi connessi l’uno con l’altro si sfidano - e si sparano - per la sopravvivenza.

Mio fratello Cek23 quando non gioca a Fortnite, scarica da internet modelli da produrre con la stampante 3D. Quando deve fare i compiti ascolta musica (pessima) su Spotify e chiede una mano ai compagni via WhatsApp. Controlla gli orari della corriera su Google Maps e cerca le ricette per farsi da mangiare sui motori di ricerca, anche se alla fine si prepara sempre un panino.

Mio fratello non è connesso a internet solo durante le lezioni (a scuola il telefono è vietato) e quando fa la doccia. Parlo di mio fratello, perché so che non se la prende, ma potrei parlare di me, o di voi, o di chiunque: la maggior parte di noi è dipendente da connessione a internet la maggior parte del tempo.

Senza wi-fi

L’ho sempre saputo, ma l’ho capito appena due anni fa. Era inverno, avevo da poco cambiato casa e, “causa variazione di domicilio”, per qualche settimana la linea internet non funzionava: un mondo nuovo, capovolto, una vita da riscoprire. «Casa è dove il wi-fi si connette automaticamente», recitava un poster che avevo appena appeso al muro. Ma cosa fa la gente quando non funziona il wi-fi, il 3G, i cavi di internet? O meglio, cosa succederebbe se noi che ne siamo dipendenti, per lavoro e per svago, decidessimo di non far funzionare internet?

A quel tempo frequentavo la Scuola Holden, una scuola bella e matta di Torino, così ho messo il problema al centro di un esercizio creativo: inventare un mazzo di carte da gioco per quando non funziona il wi-fi. Wifive, cinquanta carte per cinquanta cose da fare senza internet. Divise in cinque tipi di attività diverse: creative, antistress, relazionali, rituali, uniche. Ogni carta ti dice cosa fare. Alcuni esempi.

Carta numero 6: «Sherlock Holmes. Come si faceva a trovare una persona quando non c’era Internet? Rintraccia un vecchio amico. Cerca nell’elenco telefonico, viaggia, scrivi lettere, convinci i colleghi ad aiutarti».

Carta numero 44: «Lo svuota cantine. Esplora la cantina o vecchi armadi. Per ogni oggetto scegli: tengo, butto o vendo? Puoi anche organizzare degli scambi o dei regali estratti a sorte».

Oppure, organizza una caccia al tesoro, costruisci una fortezza con i cuscini del divano, togli l’audio ai film e inventa tu i dialoghi. E così via. Il mazzo di carte era un prototipo: è stato stampato in qualche copia, poi come un sogno è finito in un cassetto.

Funziona?

Ogni tanto, durante le vacanze, ne parlo con mio fratello. Lui sbatte i pugni sul tavolo perché la partita di Fortnite si interrompe per «scarsa connessione». Io gli dico: «Ti va se prendiamo una carta Wifive?». Allora mi guarda male, brontola un po’, ma si presta. Ne pesca una a caso dal mazzo. E confessa con pudore: «Sì, mi sto divertendo». Poi arriva una notifica dalla Playstation: «Connessione ripristinata, sta per cominciare la partita». Federico torna a essere Cek23. Io, invece, apro un attimo la mail.


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