È nel mare il segreto dell'estate

L’Oceano, dove tutto è cominciato e dove tutto potrebbe finire

Da animali terrestri, stentiamo a capire il mare. Diciamo che gli oceani coprono il 71% della superficie terrestre, dimenticando che la loro profondità media è 3.800 m e che sono un volume: il 98% dello spazio abitato dalla vita è il volume oceanico, mentre la terra offre solo una superficie e la sua presenza nella terza dimensione, aerea, è solo temporanea! Gli animali più grandi, le balenottere azzurre, arrivano a 33 m di lunghezza e nuotano nel volume d’acqua, dove mangiano il plancton sospeso nel volume oceanico: animali enormi si nutrono di organismi piccolissimi e abbondantissimi, filtrandoli dall’acqua. La terra non offre queste opportunità.

I documentari sul mare si soffermano su animali e ambienti carismatici, dalle balene alle formazioni coralline, ma non spiegano che tutto dipende dai microbi sospesi nel volume oceanico.

Proviamo a spiegarlo, aiutati dall’arte di Alberto Gennari, autore delle tavole illustrative che vedete qui a fianco.

Tutti gli organismi muoiono (le frecce nere) e finiscono nel cerchio nero, dove la materia deve essere riciclata. Le frecce gialle indicano chi mangia chi: i batteri si nutrono di materia morta, riducendola a sostanze semplici (i nutrienti) che vanno in sospensione nell’acqua (le frecce bianche) e riprende vita attraverso la fotosintesi. A differenza degli ambienti terrestri, le piante marine sono microscopiche e unicellulari: il fitoplancton. Miliardi di microscopici organismi, dispersi nel volume d’acqua fin dove arriva luce sufficiente, hanno masse enormi, che si rinnovano continuamente e non formano paesaggio a noi percepibile, come fa la vegetazione a terra. Oltre ai batteri decompositori e al fitoplancton produttore, i microbi comprendono protozoi (consumatori unicellulari che predano altri microbi) e virus (che infettano tutti gli organismi). Questo comparto microscopico di decompositori, produttori primari e consumatori, al centro dell’illustrazione, è stata l’unica manifestazione di vita per centinaia di milioni di anni e ancora oggi è alla base del funzionamento degli ecosistemi del pianeta.

Alcune alghe microscopiche possono diventare talmente abbondanti da colorare le acque, formando le maree rosse che vediamo in alto a destra.

L’evoluzione degli animali pluricellulari ha portato ad altre vie attraverso cui la materia vivente fluisce da un comparto all’altro. Piccoli animali filtratori come i crostacei copepodi, anch’essi parte del plancton, che vediamo a destra del nucleo centrale microbico, sono gli erbivori più importanti del pianeta e sono cibo per le larve di animali più grandi, prima di tutto i pesci. A seconda delle specie, le larve diventano possenti predatori, come i tonni, oppure restano minuscoli pesciolini. Se da larve tutti mangiano i piccoli erbivori, poi i pesci grandi mangiano i pesci piccoli, e noi mangiamo loro, come si vede in basso a destra. Pochi pesci sono erbivori: la colonna d’acqua è un mondo di grandi carnivori, e gli erbivori sono piccoli, come le “erbe” di cui si nutrono. Con la pesca industriale abbiamo rimosso gran parte dei pesci, e questo lascia spazio alle altre “vie” che portano alla materia vivente, a partire dal comparto microbico: invece dei pesci abbiamo le maree rosse oppure gli animali gelatinosi.

I taliacei, in basso a sinistra, sono grandi animali gelatinosi che filtrano i microbi. Formano colonie che possono arrivare a sei-sette metri di lunghezza. Ogni tanto formano popolazioni enormi e sottraggono il cibo alle larve dei pesci.

Oppure, come mostra l’espansione in alto a sinistra, le acque possono essere dominate dai carnivori gelatinosi, come meduse e ctenofori. Mangiano le uova e le larve dei pesci e anche le prede delle larve: i piccoli crostacei.

Sul fondo dell’oceano, inoltre, si depositano i cadaveri degli organismi non consumati dai batteri. Il loro carbonio non viene metabolizzato a formare anidride carbonica ed è sequestrato nei sedimenti dove forma giacimenti di gas e petrolio. Il sequestro del carbonio è un importante servizio ecosistemico, che stabilizza il clima. Ma noi perforiamo le profondità marine, estraiamo quel carbonio e lo bruciamo, immettendo anidride carbonica nell’atmosfera, vanificando così un servizio di milioni e milioni di anni.

Viviamo ancora nell’era della combustione e il riscaldamento globale che ne deriva sta scaldando gli oceani. In Mediterraneo arrivano centinaia di specie tropicali che fuggono da ambienti oramai surriscaldati e trovano condizioni ottimali nel nostro mare, dove le specie autoctone sono oramai a disagio.

Da animali terrestri stentiamo a capire l’importanza degli oceani. Ne ammettiamo l’importanza quando li cerchiamo su altri pianeti con il folle intento di colonizzarli. Pensiamo sia rilevante cercare vita extraterrestre e ignoriamo la base del funzionamento della vita sul nostro pianeta. Forse è il momento di rinsavire, e di riconoscere le priorità per il futuro della nostra specie. Oggi l’oceano non rientra nell’elenco delle cose importanti e cerchiamo soluzioni extraterrestri: è ora di tornare con i piedi… in acqua!


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