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Salvataggio del Bari, la squadra rischia di ripartire dalla serie D

fabio di todaro  
16 luglio 2018
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Articolo dell’edizione digitale
Nel tardo pomeriggio di oggi scadevano i termini per i tre club di serie B esclusi venerdì dalla Covisoc: oltre ai biancorossi, anche Cesena e Avellino
il caso

Il Cesena ha scelto la strada dell’eutanasia, per non alimentare speranze prive di fondamento: con un comunicato stampa diffuso alle 15,30, la società romagnola ha rinunciato al ricorso nei confronti della Covisoc, sancendo la propria esclusione dal prossimo campionato di serie B. Passo che non è invece stato compiuto a Bari, dove si vivono ore di angoscia sportiva. Anche per il club biancorosso, infatti, le speranze sono sfumate: dopo 110 anni di storia, il sodalizio pugliese è prossimo all’addio al calcio professionistico. Inutili i tentativi di acquisizione del pacchetto di maggioranza andati avanti fino al primo pomeriggio di oggi: troppi debiti (si parla di oltre dieci milioni) e poco tempo a disposizione hanno fatto saltare i negoziati. La fiammella si è spenta dopo le 19, anche se si attende un cenno dal presidente Cosmo Giancaspro: vanamente in movimento nel Centro-Nord Italia al fine di trovare liquidità con cui salvare la società.

Bari all’inferno dopo 110 anni

Nel tardo pomeriggio scadevano i termini per i tre club di serie B esclusi venerdì dalla Covisoc - oltre al Bari e al Cesena, pure l’Avellino: il club irpino avrebbe però fornito tutte le garanzie richieste, anche se per il 19 è atteso il parere delle commissioni sportive della Figc - per presentare il ricorso con cui regolarizzare la propria posizione e ripartire dalla serie cadetta. Se il destino del Cesena già segnato, molto fermento c’è stato attorno alle sorti del Bari. Nelle ultime quarantotto ore, grazie alla mediazione del sindaco Antonio De Caro, erano decollati i negoziati tra Giancaspro e gli imprenditori Andrea Radrizzani (patron del Leeds, negli anni scorsi consulente anche di Zhang Jindong nell’acquisizione dell’Inter) e Ferdinando Napoli, dichiaratisi pronti a farsi carico della ricapitalizzazione di tre milioni di euro.

Se il destino del Cesena già segnato, molto fermento c’è stato attorno alle sorti del Bari.

I due manager hanno valutato seriamente la possibilità di ripianare il «buco» di poco superiore a tre milioni di euro, operazione che avrebbe permesso di regolarizzare l’iscrizione al campionato di serie B. Ma «il poco tempo disponibile per eseguire una due diligence dettagliata e approfondita, ci hanno costretto ad abbandonare questa sfida», s’è smarcato Radrizzani alle 16,30, lasciando il cerino nelle mani di Giancaspro, che poco prima aveva rimesso il mandato di presidente del consiglio di amministrazione. Ore turbolente, che si sono concluse con un nulla di fatto. Il numero uno biancorosso, finito nel mirino della procura per «il quadro allarmante che attesta una pesante insolvenza del club», protagonista di alcune manovre finanziarie quanto meno sospette, rimarrà nella storia per essersi inabissato assieme al Bari, che alle spalle ha 110 anni di calcio professionistico. Il prossimo passo prevede la consegna del libri contabili in tribunale, anticamera del fallimento.

Si ripartirà (quasi certamente) dalla serie D

La squadra, in ritiro da venerdì a Piné (Trentino Alto Adige), si scioglierà a partire da domani, come comunicato allo staff tecnico e ai calciatori dal direttore sportivo Sean Sogliano. Sul mercato finiranno subito i pezzi pregiati della rosa, affidata poche settimane fa a Mauro Zironelli: il portiere Micai, il difensore Anderson, il centrocampista Henderson, gli attaccanti Raicevic, Galano e Iocolano. Ma in città ci si interroga già sul futuro del calcio. Il 20 luglio il commissario straordinario della Figc, preso atto della mancato ricorso alla Covisoc contro la mancata iscrizione al campionato, disporrà la revoca dell’affiliazione del club biancorosso Fc Bari 1908 dalla squadre di serie B. A seguire De Caro avrà la responsabilità di far ripartire la pedata: con ogni probabilità dalla quarta serie. Il primo cittadino avrà una decina di giorni per individuare e proporre, anche attraverso una procedura a evidenza pubblica, l’imprenditore o la cordata a cui affidare il titolo.

La società dovrà risultare già iscritta e affiliata alla Figc: pagando una fideiussione di 35mila euro e una tassa di iscrizione di 16.500 euro. A quel punto tornerà in gioco la Federcalcio, che dovrà prendere atto della proposta del sindaco, assegnare il titolo e decretare la ripartenza del calcio nel capoluogo pugliese. Nel frattempo dovrà muoversi anche l’area tecnica, scegliendo l’allenatore e componendo la rosa che dovrà disputare un campionato - il girone H di serie D, al via il 2 settembre - che si preannuncia pieno di club pugliesi: Cerignola, Altamura, Gravina, Andria (appena esclusa dalla Lega Pro, al pari della reggiana), Bitonto, Taranto, Fasano e Nardò. Più remota, oltre che complessa sul piano burocratico, l’ipotesi di ripartire dalla Lega Pro, come vorrebbe l’attuale patron del Bisceglie Nicola Canonico: pronto a trasferire il titolo sportivo dalla cittadina adriatica nel capoluogo, per evitare un’onta di cui la tifoseria biancorossa fatica a prendere coscienza. Meglio feriti che morti, è l’idea alla base di questa operazione, che non sembra però riscuotere il consenso di buona parte della piazza. Come sono lontani i tempi del trenino di Protti e Tovalieri.

Twitter @fabioditodaro

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