il '68 nel pallone

I nuovi padroni arrivano nel ’77: agenti, procuratori e provocatori

In principio fu Antonio Caliendo. Il mestiere di procuratore, in Italia, è una sua invenzione. Era il 16 dicembre 1977 quando Giancarlo Antognoni, centrocampista della Fiorentina e della Nazionale, firmò quella che è probabilmente la prima procura generale della storia. Due anni dopo, il manager campano abbandonò la professione di editore, specializzato in diari scolastici e libri sportivi, per dedicarsi a una scuderia che raggiunse centocinquanta calciatori: nella finale di Italia ’90, dodici dei ventidue protagonisti erano suoi assistiti.

Da allora, la figura dell’agente ha sempre guadagnato spazio e potere, fino a spadroneggiare nel mercato: gestiscono, trattano e indirizzano, decidono destini di campioni e di club. Lontanissimi i tempi in cui Giampiero Boniperti li teneva fuori dalla porta: «Buongiorno Moreno, vieni con me. Voi potete aspettare fuori, grazie» disse a Torricelli, convocato in sede per firmare il primo contratto e arrivato insieme con i suoi agenti.

Oggi il rapporto con i presidenti è invertito, difficile immaginare grandi affari senza trame, intermediazioni e consigli lautamente pagati: secondo dati Fifa, in un quadriennio preso in esame, il ricavo complessivo della categoria ha valicato il miliardo di dollari. Ma non siamo più soltanto sul piano della gestione d’un campione e della sua immagine, oltretutto sempre più articolata nel calcio business che trasforma i calciatori in aziende: ci sono agenti che creano fondi d’investimento, o ne rilevano quote, così condizionando il mercato globale, perché sui cartellini c’è il divieto ma sui diritti d’immagine dei calciatori e sulla proprietà dei club è tutto aperto. Questa, però, è un’altra storia. Da approfondire e, in molti casi, contrastare.

Tornando agli agenti, è opportuno tracciare una gerarchia perché i procuratori hanno mille volti, da chi s’arrabatta a chi gestisce un impero, ma quelli che contano davvero, ricchi e potenti, i signori del mercato, sono pochi. Le classifiche, tracciate sui guadagni, possono leggermente variare, i nomi sono sempre gli stessi. Ben impresso quello di Jorge Mendes, 52 anni, portoghese, agente di Cristiano Ronaldo e José Mourinho, ma anche di Angel Di Maria e James Rodriguez, per una scuderia di un centinaio di calciatori: quando CR7 passò dal Manchester United al Real Madrid, intascò una commissione di 67 milioni. Meno conosciuto Jonathan Barnett, 68 anni, inlgese, che ha come punta di diamante Gareth Bale: il trasferimento dal Tottenham al Real gli fruttò 35 milioni di euro. Ben di più guadagnò Mino Raiola con il passaggio di Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United: tra gli altri assistiti del manager italo-olandese, 50 anni, anche Zlatan Ibrahimovic, Marco Verratti, Mario Balotelli e Gigio Donnarumma. Sua caratteristica il look fin troppo casual, da uomo di sostanza e non di forma all’eccesso. Quando si presentò da Luciano Moggi per trattare Ibra in shorts hawaiani, il dg della Juventus chiese come si fosse conciato e lui, tranquillissimo, replicò: «Sei qui per dare consigli di stile o per parlare di affari?». Potentissimo anche Kia Joorabchian, 46 anni, agente anglo-iraniano, tra i primi a intuire le potenzialità del mercato cinese.


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