c'era una volta un re

Lessico sovranista, l’abc del nuovo governo

LAPRESSE

«Un Piano B per uscire dall’euro»  

Nel libro Casa Italia, Paolo Savona - che i legastellati volevano ministro dell’Economia, e sarà comunque eminenza grigia del nuovo governo - scrive: «Se si sapesse che l’Italia ha un piano B per uscire dall’euro, la Germania e gli altri paesi si troverebbero costretti a dover valutare gli effetti che essi pagherebbero in termini di valore del cambio e di chiusura del mercato italiano ai loro prodotti, e ci tratterebbero con minore aggressività». L’euro? «È una gabbia tedesca. La Germania ha sostituito la volontà di potenza militare con quella economica». Oppure: «Quelli che oggi si dicono europeisti in realtà sono anti-italiani». «La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente», scrive questo ottantaduenne, che tutti descrivono testardo e assai convinto (eufemismo) delle sue idee, nella sua recente autobiografia. 

 

«Il popolo russo ama vivere in pace e bene»  

Al frasario sovranista la Russia di Vladimir Putin - e del suo teorico Aleksandr Dugin - piace molto. Sempre Savona lo teorizza in modo quasi sovrastorico: «Il popolo russo ama vivere in pace e bene. Nella sua storia, la Russia non ha mai dichiarato guerre di espansione come la Francia di Napoleone e la Germania di Hitler, ma solo patito quelle di altri». La Germania nazi e la Russia buona. Che fa il paio con una curiosa frase del nuovo premier italiano Giuseppe Conte, nel discorso per la fiducia in Senato, sull’invito a «non mortificare la società civile russa». 

 

«Ascoltare i bisogni della gente»  

«Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente - ha detto sempre in quell’occasione il premier Conte - se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni». Pure Dostoevskji, da lui citato - molto a sproposito - è diventato un proto populista. 

 

«Da oggi Lo Stato siamo noi»  

C’è, nelle frasi del sovranismo italiano, una certa torsione per il tutto, e l’insofferenza per le parti, il dissenso, la stessa dialettica istituzionale. Luigi Di Maio, sul palco a Roma nei giorni scorsi, raccontava la storia dell’imprenditore Bramini (fallito perché lo Stato non gli ha pagato un credito di quattro milioni) e mentre la folla grillina fischiava lo Stato, il ministro per lo Sviluppo ha innocentemente ricordato: «Basta fischiare, da oggi lo Stato siamo noi». Un po’ alla Re Sole della vulgata, l’Etat c’est moi, un po’ alla Orbán. La propaganda grillina il giorno dopo ha mandato in giro il titolo di una raccolta di saggi di Piero Calamandrei intitolata “Lo Stato siamo noi”. Titolo che però è stato dato dall’editore del libro (Chiarelettere), Calamandrei intendeva l’esatto contrario di Di Maio: una società articolata, che distingue innanzitutto tra Stato e governo. 

«Basta immigranti galeotti» 

 

«La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti», ha detto nei giorno scorsi il neo vicepremier Matteo Salvini. Risultato: crisi diplomatica con la Tunisia, che ha convocato immediatamente l’ambasciatore italiano. Del resto Luigi Di Maio un anno fa disse che «l’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa Ue!». Risultato: crisi diplomatica con la Romania. 

 

«Sognare si può!»  

Insomma, «si può sognare»: l’ha scritto Beppe Grillo sui social. «In alto i cuori!», dice Grillo citando il sovranista maestro, il suo mentore Gianroberto Casaleggio, e postando una foto di loro due che si stringono la mano. Ma anche Steve Bannon, agitatore di questa internazionale sovranista (e non sembri una contraddizione in termini) ha usato identico verbo: «Sogno un governo M5S-Lega. È in Italia il cuore della nostra rivoluzione». La metafora del sogno piace tantissimo, ai sovranisti: sempre comunque meglio della realtà. 

 


[Numero: 130]