c'era una volta un re

Sovranismo, ultimo rifugio Una volta si diceva autarchia

Cerco un sovranista, un sovranista vero. Per trovarne uno buono, un esemplare puro di sovranista italiano, bisogna però intendersi su che cosa sia il sovranismo: è una dottrina politica in difesa della sovranità nazionale, «l’Italia agli italiani», in realtà molto vecchia anche se con questo termine, «sovranismo», è entrata soltanto di recente nel linguaggio quotidiano. L’origine è francese, mentre nell’America che può vantare un gran bel sovranista alla Casa Bianca, Donald Trump, non è usato per descrivere i seguaci dell’America First. Saranno più banali, in America, ma per definire un leader che cura principalmente il particolare nazionale, che impone dazi e tariffe su beni e merci prodotte fuori dai confini e che non è solidale nemmeno con gli alleati storici, preferiscono usare il vecchio e affidabile «nazionalista», mentre i più alfabetizzati dicono «sciovinista».

In Italia, fino a poco tempo fa, «nazionalista» era parente stretto di «fascista», quindi per allontanarsi da quell’imbarazzo storico si è preferito usare «patriottico» invece di «nazionalista», ma in realtà anche il patriottismo è un concetto scivoloso e spesso usato in un’accezione negativa, di estrema destra, nostalgica del Fascismo.

Con la caduta del Muro di Berlino, e con il lento abbandono dei riferimenti culturali da Comintern, la sinistra italiana che prima non si azzardava a sventolare tricolori e a cantare l’inno di Mameli ha provato a riappropriarsene, anche se è stata anticipata da Berlusconi con Forza Italia. Ora, comunque, i tricolori sventolano nelle piazze del PD più che in altre e se il presidente della Camera Roberto Fico, come è capitato durante la parata del 2 giugno, viene sorpreso per un attimo a non urlare a squarciagola «siam pronti alla morte» l’indignazione fa molti like principalmente sugli account social di centrosinistra.

Il sovranista però non è di sinistra a meno che non pensate a Stefano Fassina e a quelli che considerano il sovranismo un mezzo per abbattere il capitalismo, una via spiccia al socialismo. La sinistra moderna, quella che perde ovunque, invece è globalista, abbatte le frontiere, crede negli organismi sovranazionali e negli anni di Blair e Clinton ha addirittura teorizzato l’ingerenza democratica negli affari di stati sovrani che violano i diritti umani.

Nemmeno gli elettori di Forza Italia, tutto sommato, sono sovranisti. In teoria non dovrebbero esserlo neanche i leghisti, malgrado Matteo Salvini sia considerato un leader politico sovranista. La Lega nasce localista, e anti italiana, poi diventa federalista, se non secessionista, ideologicamente contraria al sovranismo nazionale, grazie soprattutto al professor Gianfranco Miglio che a un certo punto, esaltando le radici culturali comuni, ha proposto di federare la Lombardia con i tedeschi della Baviera.

I cinque stelle non sono né di destra né di sinistra, come amano dire loro stessi. In realtà non sono niente ideologicamente, se non il megafono del sentiment prevalente sulla rete. Non sono un partito tradizionale: sono l’algoritmo di una società di marketing milanese che va a caccia della rabbia e del risentimento popolare espresso in rete e che, sulla base del risultato, improvvisa una proposta politica alla carta. Al momento si porta l’Italia agli italiani e di conseguenza i cinquestelle se ne appropriano, ma il caos creato sui mercati dalle prime bozze del contratto di governo, dall’idea di nominare un professore anti Euro all’Economia e dalla richiesta di impeachment nei confronti del presidente Sergio Mattarella deve aver spaventato così tanto l’elettorato da costringere la Casaleggio a ribaltare la linea politica nazionale in meno di 24 ore.

Un modo più preciso per spiegare il sovranismo c’è e si chiama «autarchia», ma l’autosufficienza economica, politica e amministrativa ricorda troppo da vicino il nucleo centrale dell’idea fascista e quindi è evitata come la peste.

L’identikit dei sovranisti italiani dimostra il paradosso che gli unici ad avere tutte le carte in regola per essere definiti tali sono gli elettori di Fratelli d’Italia, i quali peraltro sono anche quelli che non si offendono se si fa notare che sovranismo è sinonimo di autarchia, di nazionalismo, di patriottismo sciovinista. Fossero soltanto i fan di Giorgia Meloni non ci sarebbe tanto da preoccuparsi, ma il timore è che, a distanza di un secolo, il sovranismo sia tornato a essere l’ultimo rifugio degli italiani.


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