c'era una volta un re

“I nostri antenati Galli? Quante sciocchezze” Il lato debole della grandeur

François Reynaert è nato a Dunkerque, nel Nord della Francia. 58 anni, da tempo impiega la sua energia di giornalista e scrittore per cercare di capire l’attualità attraverso la storia. Con l’impietosa consapevolezza che nessuno, a cominciare dalla Francia, è mai davvero al centro del pianeta, anche se tutti sono più o meno convinti del contrario. “America First!”, “Les français d’abord!”, “Prima gli italiani!”: convintamente europeista, lo studioso divulgatore sui giornali, in radio e tv diffida dei sovranisti tornati in voga. «Chi pensa di riuscire a rispondere alle sfide della globalizzazione ripiegandosi nello Stato nazione sbaglia epoca: pensa di vivere nel 1910, ma siamo nel 2018, con realtà geopolitiche completamente diverse. Gli Usa, la Cina, in misura minore la Russia, presto l’India e il Brasile: pretendere di rifare un’Italia o una Francia sole solette dinanzi a questi colossi significa affondare. Cosa farà Matteo Salvini, ad esempio, quando dovrà trattare dinanzi a un miliardo di cinesi? Per questo dico ai nazionalisti italiani, francesi o tedeschi, attenzione: guardate che non siete soli,tra l’altro, non siete nemmeno i più grossi. Oggi l’unica statura possibile per garantire la sopravvivenza dei nostri valori è quella continentale».

“Uncle Obs” - come chiamano Reynaert per la sua collaborazione con il settimanale della gauche - stiamo assistendo all’affermazione di una «egemonia culturale chiaramente orientata a destra, vale a dire dal lato anti-’68, come la richiesta di un ritorno ai valori della famiglia tradizionale». Tra i successi in libreria di François Reynaert, I nostri antenati Galli e altre sciocchezze (2010) e la più recente Grande Storia del Mondo (2016), il cui incipit anticipa il resto del volume: «La terra è rotonda, ciò che consente all’insieme dei popoli che vi abitano di credersi al centro del mondo». E solo che a suo parere non è così. Neanche per una nazione illustre come la Francia, patria della “grandeur” e della cosiddetta “exception française” difesa indistintamente da tutti i governi, di destra o di sinistra susseguitisi nel corso degli anni a Parigi. Lui però non la percepisce come una specificità transalpina, magari servita da “vaccino” contro forme di nazionalismo ancora più dure oggi in grande spolvero. «Il fatto - osserva - è che tutti i Paesi hanno un senso megalomane di pensare la loro unicità. Pensate, ad esempio, che i miei connazionali sono convinti di vivere nella Patria dei diritti dell’Uomo, ci credono proprio! Ma basta incontrare un greco per sentirsi dire che la Patria dei diritti umani è la sua, un olandese farà lo stesso citando la gloriosa epoca delle Province Unite, per non parlare degli inglesi e via dicendo». Insomma, ragiona lo studioso, «ognuno si barrica nell’illusione di possedere una storia esclusiva. Solo che studiando la storia del mondo scopri che c’è una storia cinese, una storia musulmana, una storia americana e una storia europea: il Medioevo, il Rinascimento, l’Illuminismo sono una nostra eredità comune», da Roma a Parigi, da Madrid a Berlino.

A un anno dalle elezioni Ue del 2019, Reynaert non fa pronostici. Ritiene a ogni modo che Emmanuel Macron sia stato «per ora abbastanza abile» a fare una «specie di sintesi, tra i segni che piacciono alla destra, come la sua partecipazione alla Festa di Giovanna d’Arco, e la bandiera europea». Meno astuto, a suo avviso, il rapporto del presidente con i partner continentali. «Si è fatto un po’ tradire dal suo orgoglio e dal fatto di voler imporre le sue proposte quando invece si dovrebbe agire congiuntamente». Quanto alla possibilità di un’alleanza “all’italiana” tra i due populismi antagonisti francesi, il Rassemblement National di Marine Le Pen e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, per Reynaert è altamente improbabile.«Non oso nemmeno concepire un patto tra estrema destra ed estrema sinistra, ma riconosco che il campo pro Ue oggi in Francia è ristretto come in Italia».


[Numero: 130]