preadolescenti letà fragile istruzioni per luso

Genitori e insegnanti: unitevi! Nella guerra tra adulti i ragazzi saranno le vittime

Una madre non lo sa. Neanche lei. Almeno prima di arrivarci a quel momento. Quando un figlio si trasforma da docile o vivace bambino a complicato o insopportabile preadolescente. E non è che l’inizio perché in questa manciata di anni in cui occorre fare di nuovo le presentazioni con il proprio pargolo/pargola cresce e si definisce il modello di adolescente che verrà. E non fatevi illusioni se vi sembrerà di avere scampato senza troppi danni preadolescenza e adolescenza, perché in caso potrebbe capitarvi ancora di peggio, ossia l’adolescenza tardiva. Quando fuori tempo massimo, magari nel bel mezzo degli anni universitari, vi trovate senza preavviso all’imbocco di un tunnel di cui non si vede la luce . Insomma alla fine è meglio, o meno peggio, affrontare il mutamento dei figli secondo le scadenze canoniche.

Ma non sarà mai una passeggiata. Neanche se vi capita il figlio “perfetto”, quello che vi dice che non può uscire perché deve studiare. Che non si fa tentare dalle sigarette, dalle canne, dall’alcool, dalle nottate brave. Che addirittura lascia la camera in una condizione accettabile. In ogni caso verso i 10, 11 anni vi sarà già chiaro quale sarà il tipo di mutamento a cui dovrete fare fronte. Le ragazzine sono molto più veloci nel farvelo capire. E non c’è stupore maggiore che vedere la propria piccola mascherarsi da donna, abbandonare la biancheria intima con i disegni dei cartoni preferiti per chiedervi di portarle qualcosa di “Victoria’s Secret”. I maschi ci mettono un poco di più ma alla fine si affrettano anche loro a crescere, incalzati soprattutto dalle compagne di classe.

Un viaggio verso “altri se” che inizia dalla prima media e che ha il suo centro di gravità in terza media quando i “piccoletti” sono ormai “mutati” e spesso irriconoscibili. Sperimentano, emulano, cambiano. Le richieste di soldi, abiti, concessioni, aumentano vertiginosamente e noi genitori siamo messi alla prova. I manuali ti spiegano che i “no” fanno crescere. Ma non è mica tanto facile dirlo quando siete circondati da mamme e papà che sembrano conoscere solo la parola “sì”. E quando il vostro ragazzino vi urlerà che «è l’unico a non poter uscire la sera», «che voi siete gli unici genitori ottusi e impauriti dei rischi», «che tutti i compagni di classe hanno lo smartphone, il permesso di iscriversi a Facebook, una paghetta settimanale e non solo pochi spiccioli per la merenda», resistere sarà durissima. Perché quello che vi stanno dicendo è vero o comunque sarà vero a stretto giro visto che la maggioranza dei vostri colleghi mamma e papà cederanno al primo muso, alla prima porta sbattuta, al primo tragico ricatto: «Se non mi fate uscire non studio più».

Pensando a quando eravamo noi preadolescenti è normale chiedersi «dove abbiamo sbagliato?». «Qual era il segreto dei nostri genitori che vivevano serenamente senza neanche bisogno di dirci no visto che noi neanche ci azzardavamo a fare la domanda?». Il fatto è che allora questa era la normalità, come se i genitori facessero fronte comune senza lasciare spazio al preadolescente imbizzarrito. Compatti tra di loro e con le istituzioni preposte all’educazione, a iniziare dalla scuola. Se il maestro puniva, il genitore rincarava la dose. Mentre oggi se il maestro punisce, il genitore denuncia. E in questa guerra tra adulti, il preadolescente trova varchi da cui scappare, divergere, provocare. Organizzandosi in bande, nel “gruppo” così temuto ed effettivamente temibile. Mentre noi adulti abbiamo rotto le fila, avanziamo in ordine sparso e soccombiamo. Quindi non rimane che affidarsi a un manifesto: genitori e insegnanti di tutto il mondo unitevi.


[Numero: 127]